Estero

Vendetta di Trump, Comey incriminato per il Russiagate

26 settembre 2025
|

Per Donald Trump è una forma di "giustizia", per i suoi oppositori è la sete di vendetta che diventa realtà. Il dipartimento di Giustizia americano ha incriminato per il Russiagate l'ex direttore dell'Fbi James Comey, uno dei bersagli del tycoon che ha incassato con soddisfazione l'esito di una vicenda lunga quasi dieci anni.

Nominato da Barack Obama nel 2013 e confermato da Trump, fu il repubblicano Comey, infatti, a guidare l'indagine sul caso delle interferenze russe nelle prime elezioni vinte da The Donald.

Quella che in questi anni il presidente americano ha bollato come la madre di tutte "le cacce alle streghe" di cui egli sostiene di essere stato vittima, una delle maggiori "bufale" della storia. Poco dopo, fu improvvisamente silurato dalla guida del Bureau. Il presidente prima puntò il dito contro la gestione dell'inchiesta sulle email da Hillary Clinton, poi ammise che il vero motivo del licenziamento di Comey era stato il ruolo nel Russiagate. Da allora il tycoon gli ha dichiarato guerra e lo ha attaccato sui social, nei comizi, perfino nello Studio Ovale, ogni volta che ha avuto l'occasione.

Al centro dell'incriminazione di queste ore c'è la testimonianza di Comey alla commissione giustizia del Senato Usa del 30 settembre 2020. In quell'occasione il repubblicano Ted Cruz gli chiese di commentare la sua audizione di tre anni prima, quando aveva negato di aver autorizzato un funzionario dell'Fbi a diffondere informazioni sensibili sulle inchieste Trump e Clinton. Comey confermò di non averla autorizzata.

Tuttavia, l'avvocato di Andrew McCabe, il vice direttore dell'Fbi che fece trapelare al Wall Street Journal le notizie sull'inchiesta Clinton, aveva dichiarato nel 2018 che Comey era al corrente di tutto. In sostanza sono due i capi d'accusa per i quali è stato incriminato dalla procuratrice Lindsay Halligan, l'ex avvocatessa di Trump specializzata nel settore assicurativo e nell'incarico da soli tre giorni: falsa testimonianza e ostruzione della giustizia.

L'ex numero uno del Bureau si è sempre dichiarato innocente e in un video postato su Instagram dopo l'annuncio della sua incriminazione ha dichiarato: "Non ho paura. Sono innocente: ho fiducia nel sistema giudiziario federale, andiamo a processo". "Io e la mia famiglia abbiamo saputo per anni che ci sono dei costi nell'opporsi a Donald Trump ma non avremmo potuto immaginare di vivere in nessun altro modo. Non vivremo in ginocchio e non dovreste farlo neppure voi", ha aggiunto Comey.

La prima udienza è stata fissata per il 9 ottobre. A presiedere il caso sarà il giudice Michael Nachmanoff, nominato da Joe Biden nel 2021, che in passato ha avuto a che fare in almeno due occasioni con il mondo trumpiano. Come giudice federale, ha presieduto nel 2019 l'udienza preliminare di due collaboratori di Rudy Giuliani, Lev Parnas e Igor Fruman, accusati di violazioni del finanziamento della campagna elettorale. Li ha rilasciati dietro pagamento di una cauzione di 1 milione di dollari.

Più recentemente, Nachmanoff ha consentito alla Cia di licenziare una dottoressa che era stata presa di mira dagli alleati di Trump per aver sostenuto l'obbligatorietà dei vaccini anti-Covid nell'esercito, quando lavorava al Pentagono.

Prima del suo mandato di sei anni come giudice istruttore, Nachmanoff ha trascorso più di un decennio come difensore dell'accusa, rappresentando nel suo ufficio clienti di alto profilo come l'agente di Al Qaeda Zacarias Moussaoui e un gruppo di pirati somali arrestati nel 2010 dopo un attacco a una fregata della marina americana.

"Parte con il piede giusto", ha commentato Trump riferendosi al fatto che il giudice è stato nominato dal suo predecessore democratico insistendo che Comey è "un poliziotto corrotto" e "bugiardo" e avvertendo che "altri nemici" potrebbero essere presto incriminati. E molti scommettono che il prossimo bersaglio sarà John Bolton, il suo ex consigliere divenuto un agguerrito critico del presidente e quindi suo acerrimo avversario.