L'intellettuale dissidente egiziano Alaa Abdel-Fattah, figura di spicco dell'attivismo per la democrazia e i diritti digitali in Egitto, ha ricevuto la grazia dal presidente Abdel Fattah al Sisi, insieme ad altri sei detenuti.
Per oltre un decennio Alaa era entrato e uscito di prigione per motivi politici, secondo i suoi sostenitori, e dal primo settembre aveva ripreso lo sciopero della fame che aveva già portato a più riprese lui, e la madre residente a Londra, a un passo dalla morte.
Il dissidente egiziano si era particolarmente distinto durante la rivoluzione del 25 gennaio 2011 che portò alla caduta dell'allora presidente Hosni Mubarak, ma anche come oppositore delle tre altre amministrazioni succedutesi da allora al Cairo, compresa quella di Sisi.
A nulla erano valsi finora gli appelli di Amnesty international e altre Ong, nonostante il nome di Fattah fosse stato rimosso dalla lista dei 'terroristi'. Reporter senza frontiere lo ha indicato in passato come uno dei "prigionieri politici più perseguitati" dell'Egitto.
A fine agosto il capo dei Diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Türk, aveva esortato Il Cairo a "porre immediatamente fine alle detenzioni arbitrarie utilizzate per mettere a tacere i critici del regime e rilasciare tutti coloro che ne sono vittime". Detenzioni spesso ripetute, con l'emissione di nuove accuse a un passo dalla scarcerazione, sosteneva Türk, segnalando, oltre al caso di Fattah, quelli del poeta Galal El-Behairy, di Ebrahim Metwally Hegazy e dell'ex portavoce del Movimento 6 aprile Mohammad Adel Fahmy Ali, fra gli altri.
La vicenda di Alaa Abdel-Fattah (con passaporto anche britannico) aveva commosso particolarmente l'opinione pubblica per la decisione della madre di 69 anni residente a Londra di affrontare un lunghissimo sciopero della fame per sollecitare il rilascio del figlio. Laila Soueif, docente all'università del Cairo e a sua volta figlia di un docente egiziano a Londra, ha digiunato per quasi 300 giorni per far sentire la sua voce al Cairo e a Londra per la liberazione del figlio, arrivando a far temere per la sua vita.
Alaa Abdel-Fattah, 43 anni, si era unito al suo sciopero nel marzo scorso. Era stato arrestato la prima volta nel 2014 insieme ad altre 24 persone, e condannato in contumacia a 5 anni di carcere con l'accusa di aver violato la legge sulle proteste. Nell'ottobre 2014, il tribunale penale del Cairo ha condannato sua sorella Sanaa Seif e altre 22 persone a tre anni di carcere con accuse simili. L'ultimo arresto risale al 2019: Fattah è stato condannato a cinque anni di carcere per "diffusione di false informazioni" dopo aver condiviso un post su Facebook sulla brutalità della polizia. Aveva finito di scontare la condanna lo scorso anno ma non era mai stato scarcerato.
Il presidente egiziano Sisi ha infine "deciso di graziare la parte rimanente delle condanne di diversi condannati dopo aver adottato le misure costituzionali e legali al riguardo, in risposta all'appello del Consiglio nazionale per i diritti umani", riportano i media statali. Oltre a Fattah sono stati graziati Saeed Magli Al-Daw Aliwa, Karam Abdel Samee Ismail Al-Saadani, Walaa Gamal Saad Mohamed, Mohamed Abdel Khaleq Abdel Aziz, Mansour Abdel Jaber Ali Abdel Raze. Altri attivisti arrestati con analoghe modalità restano tuttora in carcere.