Estero

Hamas annuncia che Khalil Hayya è vivo dopo il raid a Doha

Tensioni tra paesi del Golfo e Israele, mentre il Qatar prepara una risposta regionale all'attacco

12 settembre 2025
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Dopo giorni di silenzio, il movimento islamista al potere a Gaza, Hamas, esce allo scoperto e afferma che Khalil Hayya, capo negoziatore e uno dei leader di spicco dell'organizzazione palestinese, non è morto nel raid israeliano a Doha (Qatar), dove sono invece stati uccisi il figlio, alcune guardie del corpo e un poliziotto qatarino.

Senza fornire alcuna prova o fotografia, Hamas ha affermato che Hayya "è vivo" ed ha partecipato in Qatar a una preghiera funebre per il figlio e per gli altri uccisi nel bombardamento del 9 settembre.

Un primo segnale su una vicenda la cui dinamica resta tutta da chiarire. Ma che sta surriscaldando il clima tra i paesi del Golfo e gli alleati. Mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno convocato l'ambasciatore israeliano e le diplomazie del Golfo si preparano al vertice di dopodomani e lunedì, anche dall'Egitto arrivano notizie - per ora solo dei media - di una certa freddezza verso il governo del premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu: Il Cairo avrebbe deciso per protesta di ridurre i contatti di coordinamento con Israele dopo i fatti di Doha, riferisce la televisione panarabo-saudita al Arabiya citando non meglio precisate fonti governative.

Hamas ribadisce intanto che intende continuare a resistere all'occupazione israeliana perché le sue richieste negoziali - il pieno ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia e la ricostruzione del territorio distrutto - non sono state prese in considerazione.

Nella Striscia continua nel frattempo l'offensiva israeliana - si registrano una sessantina di uccisi, quattordici dei quali membri di una stessa famiglia - e vicino a Gerusalemme un palestinese ha ferito con un coltello due persone. Un attacco che secondo Hamas è "una risposta naturale ai crimini israeliani".

In questo contesto, il primo ministro del Qatar, Muhammad Al Thani, è volato a Washington dove ha incontrato il segretario di Stato, ossia il ministro degli esteri, Marco Rubio per tentare di ricucire gli stretti rapporti dopo l'attacco israeliano. E potrebbe riceverlo anche il presidente Donald Trump, anticipa il sito statunitense di notizie politiche Axios.

Proprio Rubio partirà nelle prossime ore alla volta di Israele, in una missione per rassicurare Netanyahu del sostegno degli Stati Uniti in vista dell'imminente riconoscimento dello Stato palestinese da parte di diversi paesi, tra cui la Francia, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nella stessa assemblea dell'Onu, la Francia è riuscita a fare approvare (142 voti a favore, dieci contro, dodici astenuti) la cosiddetta Dichiarazione di New York, preparata assieme all'Arabia Saudita per "ridare slancio alla soluzione dei due Stati, israeliano e palestinese", ma escludendo Hamas.

Dopo la visita di Rubio in Israele, andrà in scena a Doha l'atteso vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), di cui fanno parte Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Oman, Kuwait e Bahrein, tutti alleati degli Stati Uniti e rivali dell'Iran. Le autorità del Qatar hanno ribadito che "ci sarà una risposta regionale" all'attacco israeliano a Doha. "Non sarà solo una risposta del Qatar", hanno detto i qatarini. I quali hanno confermato che la "risposta regionale" sarà "entro i limiti del diritto internazionale, a differenza di quanto fa Israele".

Il vertice prevede una riunione, dopodomani, tra i ministri degli esteri dei paesi del Ccg, mentre lunedì sarà il momento del vertice vero e proprio tra i leader dei sei paesi. Tra loro ci sarà Muhammad ben Zayed, a capo degli Emirati, paese che nel 2020 ha normalizzato i rapporti con Israele e che nelle ultime ore non ha ceduto alle pressioni di Doha per far chiudere sul suo territorio l'ambasciata israeliana.

È toccato, intanto, alla ministra emiratina per la cooperazione internazionale, Rim Hashimi, il compito di protestare formalmente con l'ambasciatore israeliano ad Abu Dhabi, David Ohad Horsandi. "Qualsiasi aggressione contro uno Stato membro del Ccg costituisce un attacco al quadro di sicurezza collettivo del Golfo", ha affermato il ministero qatarino, che ha anche stigmatizzato le minacce espresse nei confronti del Qatar dopo il bombardamento contro gli uffici di Hamas.