Il piano, sostenuto da USA e Francia, incontra resistenze interne e non prevede tempi certi
Il governo libanese, sostenuto dagli Stati Uniti e dalla Francia, ha annunciato l'avvio di un controverso piano per il disarmo dell'organizzazione paramilitare islamista sciita e antisionista Hezbollah sconfitta nell'ultima guerra contro lo Stato ebraico, al termine della tanto attesa riunione del consiglio dei ministri. Ma nei fatti l'esecutivo prende tempo e chiede che Israele si ritiri dal sud del Libano e cessi gli incessanti raid aerei in territorio libanese.
La cronaca racconta che cinque ministri sciiti, quattro dei quali in quota Hezbollah e del suo alleato Amal (acronimo dalla denominazione araba che letteralmente significa distaccamenti della resistenza libanese, l'organizzazione è diventata una delle più importanti milizie musulmane durante la guerra civile libanese), hanno abbandonato la riunione di governo in segno di dissenso con la decisione politica di disarmare la "resistenza".
"L'esercito libanese avvia l'applicazione del piano (per il disarmo di Hezbollah) ma nei limiti delle risorse disponibili che rimangono limitate sul piano logistico, materiale e umano", ha detto il portavoce del governo, il ministro dell'informazione Paul Morcos, in riferimento alla mancanza di fondi, uomini e mezzi di cui soffre da decenni l'esercito nazionale.
La riunione, attesa da giorni e rimandata più volte dopo le forti pressioni degli Stati Uniti, alleati di Israele, è stata presieduta dal capo di Stato, Joseph Aoun. Ed è culminata con la presentazione, da parte del comandante dell'esercito, il generale Rodolphe Haykal, del piano per consentire alle forze armate di imporre su tutto il territorio nazionale il monopolio della forza.
I cinque ministri sciiti che hanno abbandonato l'aula non si sono però dimessi, mandando un segnale di apertura nei confronti del governo del premier Nawaf Salam, che non deve così affrontare nessuna vera e propria crisi istituzionale. Il chiaro segnale di apertura mandato invece dal suo esecutivo a Hezbollah è rinchiuso nella formula con cui il governo ha annunciato "il piano". "I dettagli del piano rimangono segreti", ha detto il portavoce e ministro Morcos.
Fonti di stampa libanesi ben informate hanno fornito alcuni aspetti del piano. Quello che emerge è che non è stata fissata alcuna scadenza temporale, come invece chiedevano da tempo gli americani e i paesi arabi del Golfo, che dovrebbero finanziare il rafforzamento delle forze armate libanesi. Secondo i media di Beirut, il piano prevede cinque fasi di dispiegamento dell'esercito e di contestuale disarmo delle milizie: la prima fase riguarda la zona più a sud e a ridosso delle zone occupate ancora da Israele; poi si salirà verso nord oltre il fiume Litani, quindi oltre il fiume Awwali, fino ad arrivare alla periferia sud di Beirut, la Bekaa e, le altre regioni del paese.