Manifestazioni contro Netanyahu e pressioni per l'annessione della Cisgiordania. Trump chiede la liberazione degli ostaggi.
A Gerusalemme la 'Giornata dei disordini' si è aperta alle 6.30 del mattino con incendi di cassonetti, pneumatici e un'automobile intorno alla residenza di Benyamin Netanyahu. 'Un anello di fuoco', l'hanno chiamato le centinaia di manifestanti che hanno alzato il livello delle proteste chiedendo la liberazione degli ultimi 48 ostaggi (di cui forse 20 ancora vivi), la fine immediata della guerra e nessuna invasione di Gaza City.
Dove oggi il capo dell'Idf Eyal Zamir ha visitato le truppe: "Hamas si deve sentire braccato, le nostre forze stanno operando da punti chiave attorno alla città. Ieri abbiamo avviato una mobilitazione significativa di riservisti per colpire Hamas con maggiore intensità", ha detto.
Bombardamenti che stanno spingendo il milione circa di residenti della città a spostarsi prima ancora che venga diffuso dall'Idf il comunicato ufficiale dell'evacuazione generale. L'esercito stima che 70mila persone siano già partite verso sud nelle ultime 72 ore. Che si aggiungono ai 10mila dello scorso weekend. Da Washington, Donald Trump ha postato un messaggio imperativo: "Dite a Hamas di restituire immediatamente tutti i 20 ostaggi (non 2, 5 o 7), e le cose cambieranno rapidamente. Finirà la guerra".
Nel frattempo l'ultradestra messianica cerca di prendere la palla al balzo e fa pressione per la dichiarazione di sovranità sulla Cisgiordania. Con il ministro-colono Bezalel Smotrich che si è spinto a dichiarare: "Massimo territorio, minimo numero di arabi. Estendere la legge israeliana sull'82% del territorio della Cisgiordania, lasciando il restante 18% ai palestinesi", ha affermato.
Posizione respinta con sdegno dall'inviata speciale degli Emirati Arabi Uniti Lana Nusseibeh: "L'annessione è una linea rossa per il mio governo, sarebbe la campana a morto per i due Stati". L'avvertimento è arrivato in vista del quinto anniversario degli Accordi di Abramo, avviati proprio dagli Emirati.
E alla vigilia della riunione ristretta di giovedì tra Netanyahu e un gruppo di ministri sulla Cisgiordania in risposta al piano di una dozzina di Paesi occidentali di riconoscere lo Stato di Palestina all'Assemblea generale delle Nazioni Unite alla fine di settembre.
Che si tratti di mosse tattiche, minacce senza vero costrutto o tirate che nascondono un preciso fondo di realtà, intanto un dipartimento del ministero della Difesa ha dichiarato 'terra statale' 456 dunam (45 ettari) di territorio adiacente all'avamposto illegale di Havat Gilad, nel nord della Cisgiordania. Chiunque rivendichi la proprietà privata, può presentare ricorso entro 45 giorni.
La giornata politica israeliana, e giudiziaria, si è presentata particolarmente drammatica: il presidente del Partito democratico Yair Golan ha presentato in tribunale una memoria di difesa nella causa per diffamazione intentata contro di lui dal primo ministro lanciando accuse gravissime contro Netanyahu per i rapporti con il Qatar.
"Eventi che sollevano sospetti includono anche flussi di denaro sospetti destinati a Netanyahu e ai suoi familiari, la cui provenienza sarebbe riconducibile al Qatar, e che sarebbero legati, tra l'altro, all'acquisto di un appartamento in Inghilterra da parte del figlio di Netanyahu, Avner, che avrebbe utilizzato un'identità fittizia". Il premier non è indagato nel caso Qatargate, lo sono invece i due suoi ex principali collaboratori.
In serata la polizia ha individuato i due sospettati per gli incendi: un tenente colonnello di riserva di 60 anni e un uomo di 83. Netanyahu ha pubblicato un video attaccando i dimostranti: "Ogni giorno minacciano di uccidermi, me e la mia famiglia. Sono come le falangi fasciste: non c'è applicazione della legge", ha affermato, inducendo a pensare ad una stretta delle regole sulle manifestazioni, in mano all'altro ministro di ultradestra Itamar Ben Gvir. In serata sono arrivati in migliaia per protestare di nuovo davanti casa del premier a Gerusalemme.