Il leader russo elogia gli sforzi di Trump per fermare le ostilità e propone progetti economici congiunti
Non solo Ucraina. Vladimir Putin, primo leader nella Storia russa a visitare l'Alaska, intende affrontare alla pari con Donald Trump anche altre questioni, da possibili progetti economici congiunti al controllo degli armamenti nucleari, alla costruzione delle condizioni "a lungo termine" per la pace a livello globale.
Un programma che rientra in quelle ambizioni putiniane di vedere il suo Paese riacquistare il ruolo di grande potenza perduto con la caduta dell'Urss, e sulle quali ha costruito buona parte del suo consenso popolare.
L'amministrazione Trump "sta facendo sforzi energici e sinceri per fermare le ostilità, mettere fine alla crisi e raggiungere accordi che sono nell'interesse di tutte le parti coinvolte nel conflitto", ha affermato il leader russo in una riunione dei massimi dirigenti del Paese convocata alla vigilia del vertice, rompendo un silenzio che durava da tempo.
Ma, allargando l'orizzonte, ha aggiunto che l'obiettivo deve essere quello di "creare condizioni di lungo termine per la pace tra i nostri Paesi e in Europa, e nel mondo intero, se nei prossimi stadi (del dialogo) raggiungeremo accordi per il controllo delle armi offensive strategiche".
Il riferimento è all'ultimo trattato ancora in vigore tra le due prime potenze nucleari, il New Start sui missili intercontinentali, che scadrà il prossimo febbraio. I tempi sono dunque stretti per avviare le discussioni per il rinnovo, mentre nei giorni scorsi Mosca ha fatto sapere di non essere più tenuta a rispettare una moratoria sul dispiegamento di missili a medio e corto raggio, dopo che lo stesso Trump nel 2019, durante il suo primo mandato, era uscito dal relativo trattato Inf.
Ma per la leadership di Mosca garantire la sicurezza dell'Europa significa anche scongiurare ulteriori avanzate territoriali della Nato, in Ucraina e in Georgia. Il vero motivo, secondo molti osservatori, che lo ha spinto ad attaccare l'Ucraina nel 2022. E su questo ha trovato l'orecchio attento del tycoon.
I russi "dicono da molto tempo, che l'Ucraina non può entrare nella Nato, e io sono d'accordo", ha dichiarato lo scorso febbraio Trump. E qualche giorno dopo il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov lo ha ringraziato come "l'unico leader occidentale" ad aver compreso che questo timore della Russia è tra le "cause profonde" del conflitto.
Ma poi ci sono anche le prospettive - non si sa per ora quanto concrete - di una ripresa delle iniziative commerciali e industriali tra gli Usa e la Russia, Paese dalle immense risorse naturali. In un'intervista di sei mesi fa Putin aveva buttato là l'idea di un accordo con Washington per l'estrazione di terre rare e la partecipazione di imprese americane allo sviluppo di un polo per la produzione di alluminio nella regione asiatica di Krasnoyarsk - vecchio progetto dell'era sovietica - con investimenti previsti di "15 miliardi di dollari".
Forse un semplice 'pour parler'. Ma la composizione della delegazione russa al vertice lascia intendere che di questi argomenti si discuterà. Putin sarà infatti accompagnato, oltre che dai ministri degli Esteri e della Difesa, da quello delle Finanze. E soprattutto da Kirill Dmitriev, suo consigliere per gli investimenti stranieri cresciuto negli Usa, con studi a Stanford e Harvard ed ex funzionario di Goldman Sachs, che con l'inviato Usa Steve Witkoff è colui che ha spinto di più negli ultimi mesi per un riavvicinamento tra Washington e Mosca.
Putin e Trump avranno anche "uno scambio di opinioni sullo sviluppo futuro della cooperazione bilaterale nel settore commerciale ed economico", che "ha un enorme potenziale, purtroppo finora non sfruttato", ha affermato il consigliere per la politica estera del presidente, Yuri Ushakov, che sarà anch'egli ad Anchorage.
In vista dell'incontro di Ferragosto, comunque, la Russia non dà segni di volere rallentare la sua offensiva nell'est dell'Ucraina. Il ministero della Difesa ha rivendicato la conquista di altri due villaggi nelle ultime 24 ore nella regione di Donetsk. L'unico segnale leggermente distensivo è stato un nuovo scambio di prigionieri, 84 per parte, avvenuto grazie alla mediazione degli Emirati Arabi Uniti.