Modelli di risoluzione del conflitto: Corea, Cisgiordania e la proposta di finlandizzazione
Territori ucraini secondo il diritto internazionale, ma su cui la Russia invoca presunti diritti storici. E su cui pesano le pretese di un'occupazione militare e politica ampliata e consolidata nei tre anni e mezzo di guerra su larga scala seguita all'invasione del febbraio 2022.<\/p>
Sono parte della posta in gioco nella partita a scacchi sulla fine del conflitto tra Mosca e Kiev, destinata ad approdare sul tavolo del vertice russo-americano di Ferragosto, in Alaska, fra Donald Trump e Vladimir Putin.<\/p>
* LE TERRE CONTESE. Nella sostanza, in ballo ci sono 5 regioni: la Crimea, penisola storicamente russa trasferita all'Ucraina all'interno dei confini dell'Urss da Nikita Krusciov nel 1954 e di fatto già riannessa dal Cremlino nel 2014; nonché le due oblast russofone del cosiddetto Donbass, Lugansk e Donetsk, controllate l'una in toto e l'altra quasi da Mosca; e quelle di Kherson e Zaporizhzhia, occupate in misura leggermente inferiore.<\/p>
Regioni rispetto alle quali occorrerà tracciare dei confini, o almeno una linea armistiziale, nell'ambito di qualunque ipotesi d'accordo di pace o di tregua duratura. I due modelli di riferimento citati da più parti sono quelli della Corea e della Cisgiordania: termini di paragone peraltro approssimativi e remoti.<\/p>
* LA SOLUZIONE COREANA. Indicata per primo dal generale Keith Kellogg, negoziatore americano relegato in seconda fila dall'amministrazione Trump, è stata riecheggiata più di recente come una sorta di male minore pure da alcuni degli alleati europei di Kiev associati nella cosiddetta 'coalizione dei volenterosi': sotto forma di congelamento della linea del fronte attuale nelle parole del cancelliere tedesco Merz o dello stesso presidente Zelensky. L'analogia riguarda il confine che da 72 anni divide - in assenza di alcun trattato di pace formale - la Corea del Nord e la Corea del Sud, lungo una delle frontiere più militarizzate del pianeta, tanto stabile quanto soggetta a tensione permanente.<\/p>
Stando alle idee attribuite dalla stampa britannica a Kellogg, questo modello garantirebbe la fine delle ostilità, dando vita a tre aree distinte: con i territori già occupati destinati a rimanere a tempo indeterminato sotto controllo russo; l'Ucraina occidentale e meridionale (con Leopoli, Kiev e Odessa) affidata alla tutela delle "garanzie di sicurezza" di un contingente di 'volenterosi' accanto alle forze ucraine; e il settore a est del fiume Dnipro presidiato solo dai militari di Kiev. Nel mezzo, una zona smilitarizzata farebbe da cuscinetto tra la parte ucraina e quella russa, proprio come in Corea.<\/p>
* IL MODELLO CISGIORDANIA. In alternativa il Times ha fatto emergere in questi giorni un meccanismo analogo a quello che grava sulla Cisgiordania palestinese, sottoposta a occupazione da Israele da 58 anni, fin dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, seppure senza riconoscimento da parte della comunità internazionale. Un esempio che, secondo un fonte vicina al Consiglio di sicurezza nazionale di Washington, i negoziatori russi e americani hanno discusso concretamente negli ultimi colloqui a Mosca di Steve Witkoff, plenipotenziario di Trump.<\/p>
L'obiettivo Usa sarebbe quello di aggirare il divieto imposto a Zelensky, o a chiunque gli dovesse succedere, dalla Costituzione ucraina di cedere de iure territori del Paese senza il placet di un referendum condotto fra l'intera popolazione nazionale. Si tratterebbe di "uno scenario come quello che vede Israele occupare la Cisgiordania, con un governatore e una situazione economica destinati a far capo" a Mosca, non a Kiev. Tale da consentire all'Occidente di dire che quei territori sarebbero "ancora Ucraina", non avendo questa "mai dichiarato la rinuncia alla sovranità".<\/p>
* FINLANDIZZAZIONE. A corredo dei due modelli indicati, si è inoltre discusso in passato dello possibilità di "finlandizzare" l'Ucraina, ossia di renderla neutrale in modo vincolante, come la Finlandia nel dopoguerra. Ma questo sbocco, suggerito a suo tempo da Henry Kissinger, è stato accantonato dagli occidentali dopo l'invasione del 2022: considerata una concessione troppo esplicita alla Russia, che da sempre invoca come cruciale l'esclusione legale di Kiev dall'ingresso nella Nato.<\/p>