Dalla campagna del 2016 al conflitto in Ucraina, un rapporto tra alti e bassi tra i due leader
Dieci anni di alti e bassi, come ogni relazione che si rispetti, tra due leader accomunati dall'ego molto forte, per usare un eufemismo, e dall'attitudine da uomo solo al comando: è la storia, controversa, dei rapporti tra Donald Trump e Vladimir Putin, dai tempi del Russiagate fino agli ultimi e turbolenti mesi del conflitto in Ucraina.
Trump, non appena è stato rieletto per un secondo mandato, ha riannodato il filo del discorso con il leader russo, che era stato spezzato da Joe Biden a causa dell'invasione dell'Ucraina. Tra Casa Bianca e Cremlino si è ricominciato a parlare di tutto, dalla ripresa della collaborazione economica bilaterale ai principali temi globali oltre all'Ucraina, come Medio Oriente, energia, intelligenza artificiale. E se Biden non ha avuto problemi a definire Putin un "assassino", un "dittatore omicida", un "criminale di guerra", Trump ha incensato lo zar parlando di un "uomo forte", "intelligente", "geniale". Ricambiato - ma in modo interessato - dal leader del Cremlino, che ambisce ad essere trattato da capo di una potenza globale, in barba alle critiche degli europei.
Il loro "flirt" risale alla campagna elettorale del 2016, quando Trump si circondò di vari esponenti legati a Mosca e invocò apertamente l'aiuto del Cremlino contro la sua rivale, Hillary Clinton. Un appello che non rimase inascoltato, come evidenziò il successivo Russiagate, l'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller che evidenziò potenziali collusioni fra il candidato repubblicano e i russi: dal vecchio progetto per un grattacielo nato con lo sbarco di Miss Universo nel 2013 nella capitale russa agli incontri sospetti alla Trump Tower nel 2016. Il rapporto finale fu però sepolto dal ministro della Giustizia William Barr. Nel frattempo, nel maggio 2017, il tycoon aveva accolto nello Studio Ovale il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov mentre nel luglio dell'anno successivo aveva incontrato Putin nel vertice di Helsinki, tra sorrisi e pacche sulle spalle. In quell'occasione il presidente americano aveva anche sconfessato l'intelligence Usa, abbracciando la smentita di Putin sulle interferenze russe nelle presidenziali americane.
The Donald tratta Volodya con il rispetto che si deve a un pari grado, arrivando a riconoscere le sue ragioni, la sua sfera di influenza regionale, riguardo all'Ucraina. I due sono anche accomunati dalla difesa dei valori tradizionali, con battaglie a difesa della famiglia e della religione, e contro l'aborto, la comunità LGBTQ, l'ideologia di genere.
L'idillio tuttavia nelle ultime settimane è sembrato infrangersi sull'intransigenza del Cremlino nel voler proseguire la guerra in Ucraina. Trump ha iniziato a cambiare i toni verso l'interlocutore, definendolo un "osso duro", fino ad accusarlo di dire "stronzate" e sottolineando di essere "deluso" dai continui raid sui civili ucraini. Tanto da minacciare nuove sanzioni, a cui Mosca ha risposto con un'alzata di spalle. Il tycoon ha addirittura fatto sapere di "non essere più interessato" a parlare con Putin. Ora però, confermando la sua imprevedibilità, è tornato a parlare in imminente faccia a faccia chiarificatore. Forse perché, dopo aver promesso di portare la pace in 24 ore, non vuole dare al mondo l'impressione di essere stato preso in giro.