La manifestazione mira a sensibilizzare sul rilascio dei prigionieri detenuti da 671 giorni nella Striscia
Una ventina di familiari di ostaggi prigionieri a Gaza da 671 giorni hanno lanciato una flottiglia di protesta da Ashqelon verso il confine marittimo con la Striscia di Gaza, chiedendo l'immediato rilascio dei loro cari. Lo riferisce il Forum delle famiglie pubblicando le immagini.<\/p>
La flottiglia, coordinata con l'esercito e la polizia, dovrebbe restare al largo di Gaza per circa due ore e includere circa dieci imbarcazioni. Le famiglie prevedono di trasmettere messaggi tramite altoparlanti verso Gaza e di lanciare salvagenti in mare come gesto simbolico.<\/p>
Prima di salpare, le famiglie hanno dichiarato che "stiamo navigando verso il confine marittimo con Gaza per gridare il nome dei nostri cari, prigionieri di un'organizzazione terroristica omicida. Le attuali voci di occupazione di Gaza e di espansione dei combattimenti li mettono in immediato pericolo di morte o di scomparsa. La restituzione di tutti i 50 ostaggi è l'unica vera immagine della vittoria israeliana".<\/p>
Anche l'ex capo dell'intelligence militare israeliana Amos Yadlin, parlando con il quotidiano "Maariv" si è detto convinto che l'occupazione su vasta scala di Gaza richiederebbe risorse astronomiche e probabilmente "condannerebbe" i prigionieri israeliani ancora detenuti nell'enclave.<\/p>
Yadlin ha precisato che "stiamo parlando di due milioni di persone e di un regime militare; persone disperate con case distrutte, senza ospedali né scuole". La responsabilità per loro ricadrà su Israele.<\/p>
"Se fossi oggi nel governo - ha aggiunto - esporrei le implicazioni dell'occupazione di Gaza. A mio avviso, condannerebbe gli ostaggi. Dopo 22 mesi, l'esercito israeliano sa come conquistare la Gaza in superficie, ma non sa come conquistare la Gaza sotterranea o salvare gli ostaggi".<\/p>