Cresce la frustrazione tra i giovani diplomatici per la politica tedesca verso Gaza, con richieste di un cambio di rotta
Nel ministero degli Esteri tedesco starebbe crescendo il numero di diplomatici che chiedono una diversa postura del governo rispetto a quanto Israele sta facendo a Gaza: non solo una critica più chiara ed esplicita ma anche l'interruzione delle forniture militari.
L'indiscrezione proviene dallo Spiegel ma nelle ultime ore è stata rilanciata da diversi media. Il settimanale tedesco parla di "frustrazione" tra i diplomatici per segnali "contraddittori" da parte del governo tedesco; è stato creato un gruppo on-line al quale avrebbero aderito circa 130 funzionari del ministero. Diverse fonti riportano che potrebbe esserci anche un incontro con il ministro degli Esteri Johann Wadephul.
Per lo Spiegel si tratta anche di un conflitto generazionale: sono soprattutto i giovani diplomatici, tra i trenta e i quarant'anni, a chiedere un cambiamento di rotta. I funzionari più esperti difendono invece l'attuale politica del governo in particolare perché legata alla cosiddetta "ragion di Stato", vale a dire la formula coniata da Angela Merkel che vincola i governi tedeschi alla sicurezza di Israele.
Va ricordato che anche Wadephul in più di una dichiarazione ha provato a definire meglio la formula della ragion di Stato, coniugandola con il rispetto dei diritti umani. Ma parte del corpo diplomatico chiede di più: in particolare che le armi che la Germania invia ad Israele non possano essere utilizzate per azioni che rappresentano crimini di guerra o violazioni del diritto internazionale. Già ad aprile ex diplomatici tedeschi avevano pubblicato sul quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung una lettera aperta per chiedere un cambio di passo sulla guerra in Medio Oriente: "A Gaza non si può andare avanti così".