Estero

Tensione a Los Angeles dopo proteste contro i raid anti-migranti

Scontri tra polizia e manifestanti, 150 arresti e danni in città. Trump schiera la Guardia Nazionale, Newsom annuncia azioni legali.

9 giugno 2025
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È la quiete dopo la tempesta lunedì a Los Angeles, dopo tre giorni di proteste e duri scontri in centro tra polizia e manifestanti con bandiere del Messico e di altri paesi centroamericani per i raid anti-migranti dell'amministrazione Trump.

Finora il bilancio è di 150 persone arrestate, un paio di cronisti colpiti da proiettili di gomma, diversi negozi saccheggiati, varie auto bruciate, tra cui quattro taxi a guida autonoma.

Con scene da guerriglia urbana nella città che nel 2028 ospiterà le Olimpiadi: da un lato gli agenti - anche a cavallo - con lacrimogeni, manganelli, proiettili non letali, dall'altro la folla in parte mascherata con lanci di pietre, bottiglie, qualche molotov e pure una moto contro un cordone di polizia.

Ma la tempesta minaccia di riesplodere presto, allargandosi non solo ad altre città californiane, da San Francisco (60 arresti) alla capitale Sacramento (marcia sul Campidoglio), ma anche ad altre metropoli americane, rischiando di infiammare l'intero paese. Come successe dopo l'uccisione di George Floyd da parte della polizia, quando Trump tentò invano di usare l'Insurrection Act.

A surriscaldare l'atmosfera è stata la controversa decisione del commander-in-chief di schierare 2'000 uomini della Guardia nazionale della California testando ancora una volta i limiti dei poteri presidenziali. E sfruttando l'occasione per uno showdown in uno Stato blu col governatore Gavin Newsom, un leader democratico che ambisce alla Casa Bianca, su una delle questioni chiave della propria agenda: la lotta all'immigrazione clandestina.

Tra i due è battaglia non solo politica ma anche legale: Newsom ha annunciato l'intenzione di fare causa al presidente e ai suoi "atti da dittatore", definendo la mossa illegale, immorale e incostituzionale, nonché un pericoloso precedente applicabile in altri Stati americani.

Trump invece ha difeso la sua "grande decisione" sostenendo di aver salvato Los Angeles dall'"annientamento completo" e di aver fatto "la cosa giusta" contro proteste che avrebbero potuto portare ad un'"insurrezione". "Non voglio una guerra civile", ha detto.

Ha poi accusato sia "l'incompetente" Newsom che la sindaca democratica di Los Angeles Karen Bass per aver definito "pacifiche" le proteste e non necessario l'intervento della Guardia nazionale. I manifestanti sono "agitatori professionali, insurrezionisti", ha attaccato, chiedendo di arrestare tutti quelli col volto mascherato ed evocando anche l'arresto dello stesso Newsom per la sua mancata collaborazione. Trump si è detto anche pronto a mobilitare più uomini della Guardia nazionale, se necessario.

Il tycoon per ora non ha invocato, anche se non l'ha escluso, l'Insurrection Act, una legge del 1807 che consente al presidente di impiegare l'esercito per reprimere disordini interni o far rispettare le leggi federali all'interno di uno Stato quando le autorità statali non sono in grado o non vogliono farlo.

Ha preferito usare una legge federale simile che consente al presidente di "federalizzare" le truppe della Guardia nazionale in tre circostanze: invasione o in pericolo di invasione; ribellione o pericolo di ribellione contro l'autorità del governo statunitense; o quando il presidente non è in grado di "far eseguire le leggi degli Stati Uniti" con le forze regolari. Ma la legge stabilisce anche che gli ordini per tali scopi "devono essere emanati tramite i governatori degli Stati".

L'Insurrection Act e le leggi correlate sono state utilizzate durante l'era dei diritti civili per proteggere attivisti e studenti che desegregavano le scuole. Dwight Eisenhower inviò la 101esima divisione aviotrasportata a Little Rock, in Arkansas, per proteggere gli studenti neri che frequentavano la Central High School, dopo che il governatore dello Stato aveva attivato la Guardia nazionale per impedire il loro ingresso.

George H. W. Bush utilizzò l'Insurrection Act per rispondere alle rivolte di Los Angeles nel 1992, dopo l'assoluzione di agenti di polizia bianchi ripresi mentre picchiavano l'automobilista nero Rodney King. Le truppe della Guardia nazionale sono state schierate anche per diverse emergenze, tra cui la pandemia di Covid, uragani e altri disastri naturali, sempre in accordo con i governatori.

Anche l'ONU ha invitato a non "militarizzare" le proteste lanciando un appello alle autorità locali, statali e federali per la de-escalation, mentre la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto alle autorità americane di trattare i migranti "con rispetto per la dignità umana".

Intanto però la battaglia contro i clandestini continua proprio al confine col Messico, dove le truppe americane hanno effettuato i primi arresti nelle nuove aree militari lungo 418 km di frontiera tra New Mexico e Texas, dichiarate estensioni delle basi statunitensi dal capo del Pentagono Pete Hegseth, il quale ha già avvisato che sono pronti anche 500 Marines per Los Angeles.