Estero

Crisi interna in Reform UK dopo le dimissioni del presidente Zia Yusuf

La proposta di vietare il burqa scatena tensioni nel partito di Nigel Farage, con accuse di inaffidabilità

5 giugno 2025
|

Terremoto ai vertici di Reform UK, partito britannico trumpiano anti-immigrazione dominato dal tribuno brexiteer Nigel Farage: la formazione politica della nuova destra, indicata dai sondaggi degli ultimi mesi in piena ascesa e al primo posto nei consensi nazionali con ampio margine sul Labour di governo di Keir Starmer, perde infatti un altro pezzo da 90 ai suoi vertici, offrendo il fianco alle accuse d'inaffidabilità delle forze rivali.

A scatenare l'ultimo scontro è stata l'uscita improvvisa di una deputata neo-eletta, l'ex giudice di pace Sarah Pochin, a favore di una crociata per vietare il burqa nel Regno Unito alle donne di fede islamica d'una certa provenienza. Una proposta liquidata come "stupida" da Zia Yusuf, businessman multimilionario 39enne figlio di genitori musulmani provenienti dallo Sri Lanka e da quasi un anno braccio destro di Farage in veste di presidente del partito, il quale - non avendo ricevuto sostegno espliciti da parte del leader - ha alla fine annunciato le proprie dimissioni a sorpresa in serata. "Non credo che lavorare per portare Reform al governo sia più un buon uso del mio tempo e quindi mi dimetto", ha scritto gelidamente Yusuf in una lettera di congedo.

Lettera alla quale Farage ha risposto dicendo di essere "sinceramente dispiaciuto" e riconoscendo il ruolo "enorme" avuto dall'ormai ex presidente negli ultimi successi elettorali. Ma senza fare alcun passo per cercare di favorire il ripensamento di un uomo da lui stesso promosso. Atteggiamento che secondo gli avversari conferma come da un lato l'ex tribuno della Brexit- e amico personale di Donald Trump - consideri il partito una sorta di one man show, non una struttura in grado di dar vita a una futura squadra di governo; e dall'altro come sia ambiguo su dossier utilizzabili per cavalcare la retorica dello scontro fra civiltà.

La questione d'un ipotetico bando per legge del burqa - proposta estranea alla cultura politica liberale dell'isola e rischioso in un Paese sempre più multietnico in cui vi è un 10% di cittadini musulmani, in costante aumento - era stata sollevata da Pochin, fresca vincitrice di un'elezione suppletiva nel nord dell'Inghilterra, nel Question Time del mercoledì alla Camera dei Comuni come provocazione contro Starmer: sfidato a seguire l'esempio di Paesi dell'Europa continentale quali la Francia. Suggerimento che il premier laburista aveva prevedibilmente respinto, ma che oggi è stato stato contestato duramente pure da Zia Yusuf.

"Penso sia stato stupido chiedere al primo ministro di fare qualcosa che il nostro stesso partito non intende fare", ha tagliato corto Yusuf, che ama definirsi un "patriota musulmano britannico". Non senza ricordare come nel programma di Reform UK non ve ne fosse traccia. Almeno fino alle sue dimissioni di oggi.