Il voto decide il futuro politico del Paese e il suo ruolo in Europa, con due visioni opposte a confronto
"Abbiamo vinto, anche e sul filo del rasoio", aveva affermato Trzaskowski, di Piattaforma civica, dopo i primi exit poll che lo vedevano avanti di un soffio, pur ammettendo di dover attendere la conferma nelle prossime ore. "Sarò il presidente che unirà tutti i polacchi", aveva aggiunto. Ma l'avversario, che si è presentato con una lista indipendente ma è appoggiato dal Pis, non si era dato affatto per vinto: "Vedrete che stanotte vinceremo e salveremo la Polonia", ha replicato a stretto giro Nawrocki. "Non permetteremo il monopolio di Donald Tusk nelle istituzioni del Paese".
Con il voto di oggi la Polonia decide non solo chi sarà il nuovo Capo di Stato per i prossimi 5 anni, bensì il futuro assetto di questo paese e il suo ruolo in Europa e nel mondo, come hanno più volte dichiarato gli stessi protagonisti della campagna elettorale. E in effetti a scontrarsi sono due visioni opposte: il sindaco di Varsavia, che negli ultimi anni ha condiviso con Donald Tusk la guida del partito Piattaforma civica, vincitore delle politiche nel 2023, si dichiara aperto al dialogo e alla ricerca di un ampio consenso sociale, per far uscire la società polacca dalle drastiche divisioni dovute all'operato fra 2015 e 2023 del governo populista del partito Diritto e giustizia (Pis). La elezione di Trzaskowski potrebbe aprire la strada all'implementazione di diverse leggi, bloccate a partire dal 2023 dal veto presidenziale dell'uscente capo di stato Andrzej Duda, anche lui legato al Pis di Kaczynski.
Fra le questioni più urgenti, sollecitate dall'Unione europea, c'è sostanzialmente il ritorno della Polonia allo stato di diritto: Duda per anni ha infatti ignorato le critiche e le sentenze negative dei tribunali Ue nominando i giudici secondo procedure politiche, ritenute non conformi alle leggi europee. Nel campo internazionale, da presidente, il sindaco di Varsavia potrebbe sostenere una maggiore integrazione della Polonia nell'Ue anche nel campo della difesa e della collaborazione euro-atlantica. Nawrocki, storico, guarda invece in una direzione opposta: vede la Polonia "sicura, forte ed ambiziosa" e soprattutto "fiera" della propria storia e della tradizione cristiana. Sovranista, non nasconde le sue riserve verso Bruxelles, mentre guarda con molte speranze, anche per le sfide legate alla sicurezza, agli Stati Uniti di Donald Trump.
Nel corso della campagna elettorale ha infatti già affrontato un viaggio a Washington per farsi fotografare con il presidente degli Usa. In un incontro elettorale si era dichiarato poi contrario all'ingresso dell'Ucraina nel Patto Atlantico. Formalmente indipendente, ma sostenuto dal Pis, il direttore dell'Istituto per la memoria nazionale avrebbe come scopo quello di continuare sulla scia di Duda, bloccando le riforme progressiste e cercando di minare il governo attuale. Dichiaratosi più volte contrario all'esecutivo di Tusk, da neopresidente potrebbe puntare sulle elezioni politiche anticipate con la speranza di favorire il ritorno al potere del partito di Kaczynski. Secondo gli esperti l'elezione di potrebbe salvare in Polonia la via democratica iniziata nel 1989; l'elezione di Nawrocki significherebbe al contrario il ritorno del populismo, che a sorpresa di tanti Stati nel mondo sembrava essere stato sconfitto da Tusk.