Estero

Proteste studentesche in Serbia a sette mesi dal crollo di Novi Sad

Richieste di elezioni anticipate ignorate dal governo mentre continuano le manifestazioni in tutto il Paese

1 giugno 2025
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In Serbia, a sette mesi dalla morte di 16 persone nel crollo il primo novembre alla stazione di Novi Sad, nuove proteste degli studenti si sono svolte oggi a Belgrado e in una trentina di altre località del Paese.

Tema comune dei raduni e dei cortei - che vanno avanti ininterrottamente dalla sciagura alla stazione, attribuita alla corruzione dilagante - la richiesta di elezioni anticipate, che presidente e governo non sembrano voler accogliere almeno per ora, forse alla luce - secondo alcuni osservatori - di sondaggi non così favorevoli per il partito di maggioranza Sns, come avvenuto in passato.

Un primo test, seppur limitato a due sole cittadine periferiche, Zajecar (est) e Kosjeric (ovest), si avrà l'8 giugno con le amministrative in programma in quei due Comuni. Nuove elezioni, ha detto il presidente Aleksandar Vucic nei giorni scorsi, potranno essere prese in considerazione dopo che saranno portati a termine tutti i preparativi dell'Expo 2027, la rassegna specializzata in programma a Belgrado fra due anni e alla quale la dirigenza guarda con enorme interesse in termini di sviluppo economico, turistico e di investimenti.

Manifestazioni, con blocchi stradali, comizi, e cori antigovernativi, sono state organizzate praticamente in tutta la Serbia - da Novi Sad a Nis, da Jagodina a Kikinda, Subotica, Uzice, Leskovac, Cacak, loznica, Pirot, Somnor, Zrenjanin. A Belgrado sono stati bloccati per tre ore due tra i più importanti ponti sulla Sava, il Brankov e il Gazela.