Delegazioni si incontrano a Ginevra per allentare le tensioni commerciali, mentre Pechino annuncia nuovi stimoli economici
Prove di disgelo in Svizzera tra Usa e Cina sui dazi, con il primo incontro in territorio neutro il prossimo weekend. Subito positive le reazioni delle Borse, da quelle asiatiche a Wall Street. La delegazione Usa sarà rappresentata dal segretario al Tesoro Scott Bessent e dal rappresentante per il commercio Jamieson Greer, assente invece il falco Peter Navarro. Per il Dragone ci sarà il vicepremier e zar dell'economia cinese He Lifeng, vecchio amico e alleato fedelissimo di Xi.
Per salvare la faccia, entrambe le parti hanno tentato di dipingere la riunione di alto livello come una coincidenza dovuta alla presenza contemporanea degli alti funzionari a Ginevra. "Stavo andando in Svizzera per negoziare con gli elvetici. A quanto pare, il team cinese sta viaggiando in Europa e sarà anch'esso in Svizzera. Quindi ci incontreremo sabato e domenica", ha detto Bessent in un'intervista a Fox News, dribblando poi la domanda su chi ha fatto la prima chiamata per arrangiare l'incontro.
Da parte sua, il comunicato stampa di Pechino afferma che He sarebbe stato a Ginevra su invito del governo svizzero, anche se poi il portavoce del ministero degli esteri cinese ha precisato che i colloqui sono stati organizzati "su richiesta degli Stati Uniti". La sede offre comunque ai due Paesi un luogo neutrale in cui cercare di allentare le tensioni commerciali. Ginevra peraltro è anche la sede dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto), il che la rende il centro simbolico di un sistema globale basato su regole sempre più sotto attacco.
Bessent ha cercato di minimizzare le aspettative su un accordo, che richiederà tempo, e ha sottolineato la priorità intanto di una "de-escalation" delle tensioni. A suo avviso la situazione "non è sostenibile, soprattutto da parte cinese", e gli attuali dazi sono "l'equivalente di un embargo. Non vogliamo disaccoppiare le due economie ma un commercio equo". Un obiettivo che potrà essere agevolato anche dall'arrivo del nuovo ambasciatore Usa a Pechino, l'ex senatore della Georgia David Perdue, che ha giurato alla presenza di Trump.
Finora il Dragone aveva insistito che non avrebbe accettato trattative finché Washington non avesse revocato i dazi. Ora afferma che "le nostre porte sono aperte se gli Usa vogliono parlare": ma avvisa che "qualsiasi negoziato deve basarsi sul rispetto reciproco, sull'uguaglianza e sul reciproco vantaggio", evitando "minacce e pressioni".
Intanto, pochi giorni prima dell'incontro, la banca centrale cinese ha annunciato nuovi stimoli monetari, tagli dei tassi e un'iniezione di liquidità nel sistema bancario, una serie di misure volte a contrastare l'impatto economico dei dazi. Una mossa che sembra anche un segnale a Washington in vista del faccia a faccia, per dire che Pechino non è in preda al panico, ha i mezzi per fronteggiare l'emergenza e non negozierà da una posizione di debolezza.
Bessent ha riferito che gli Usa stanno negoziando con altri 17 Paesi e che qualche accordo potrebbe essere annunciato già questa settimana. Colloqui in corso anche con la Ue, come ha confermato il vicepresidente Jd Vance, aggiustando il tiro sulle relazioni tra Usa e Vecchio continente - "indivisibili" - ma ammonendo che gli europei dovrebbero eliminare le barriere commerciali sui prodotti Usa e investire di più nella difesa.
Una mano tesa che non impedisce all'amministrazione Trump di rafforzare lo spionaggio sulla Groenlandia, l'isola di un Paese Nato alleato - la Danimarca - che il tycoon vorrebbe annettere: ai capi delle agenzie di intelligence, svela il Wsj, è stato ordinato di saperne di più sul movimento indipendentista locale, di identificare le persone in Groenlandia e Danimarca che sostengono gli obiettivi statunitensi per l'isola. Una notizia che ha spinto il ministro degli esteri danese, Lars Lokke Rasmussen, a convocare l'ambasciatore Usa: "L'articolo solleva un sacco di preoccupazioni, perché gli amici non si spiano tra loro", ha ammonito.