Estero

Israele interviene nei conflitti siriani per proteggere i drusi

Raid aereo israeliano colpisce forze governative siriane vicino Damasco, tensioni crescenti tra comunità druse e sunnite

30 aprile 2025
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Decine di morti in due giorni, una spaccatura sempre più profonda tra siriani di diverse comunità, un nuovo potere politico che fatica a comportarsi da Stato, e un altro Stato, Israele, che per la prima volta dal cambio di regime, cinque mesi fa a Damasco, interviene direttamente negli scontri fratricidi in corso alla periferia della capitale affermando di voler "proteggere i drusi".

Dopo i sanguinosi combattimenti registratisi a Jaramana, vicino Damasco, tra forze locali druse e loro rivali filo-governativi sunniti, la violenza a sfondo confessionale si è allargata al sobborgo di Sehnaya, anch'esso, come Jaramana, considerato una roccaforte drusa sebbene da decenni sia abitato, sempre come Jaramana, da diverse comunità siriane e straniere.

E l'aviazione dello Stato ebraico è entrata in azione bombardando una postazione delle forze di sicurezza governative nei pressi di Sehnaya. Il ministero degli interni di Damasco ha confermato l'attacco, affermando che un agente è stato ucciso e altri feriti.

Il governo di Benjamin Netanyahu, che già ai primi di marzo aveva affermato di voler proteggere i drusi di Siria da attacchi di miliziani sunniti vicini al nuovo governo, ha rivendicato il raid definendolo un avvertimento alla nuova leadership siriana. L'esercito israeliano occupa porzioni di territorio siriano a sud-ovest di Damasco. Mentre i droni sorvolano costantemente tutta l'area della capitale e jet hanno volato a bassa quota su Jaramana e Sehnaya.

Nelle scorse settimane alcuni esponenti della variegata comunità drusa siriana si erano detti favorevoli a ricevere protezione da Israele, mentre i leader della comunità hanno più volte ribadito l'attaccamento dei drusi alla piena identità siriana. Dall'8 dicembre scorso, da quando si è dissolto - dopo 54 anni - il potere incarnato dalla famiglia Assad, a capo del nuovo Stato siriano siede l'autoproclamato presidente Ahmad Sharaa, anche noto come "Abu Muhammad Jolani", nome di battaglia con cui per anni ha guidato l'ormai disciolta coalizione di matrice qaedista Hayat Tahrir ash Sham (Hts).

Sharaa e i suoi uomini al governo hanno ribadito di non esser direttamente coinvolti con l'inizio delle violenze, che hanno colpito prima Jaramana e poi Sehnaya. E hanno assicurato di voler fare di tutto per contrastare le "bande fuorilegge", ristabilire l'ordine e la "pace civile", "proteggere tutti i cittadini". In serata il governo ha affermato di aver riportato l'ordine dentro e attorno a Sehnaya.

Mentre nelle regioni costiere e lungo la valle dell'Oronte si piangono ancora le oltre 1.500 vittime civili, tra cui donne e bambini, uccisi nei massacri compiuti da miliziani filo-governativi, a Sehnaya e a Damasco si preparano i funerali dei 22 uomini armati uccisi nelle ultime ore. Sei di questi sono miliziani drusi, mentre gli altri 16 sono loro rivali filo-governativi. I resoconti sono contrastanti: i media governativi attribuiscono alle forze druse la responsabilità di aver avviato questo nuovo round di violenza, aprendo il fuoco nella notte contro forze di sicurezza del governo; dal canto loro, notabili drusi di Sehnaya riferiscono di un vero e proprio "assalto coordinato" portato nella notte lungo diversi assi stradali nella zona di Ashrafiyet Sehnaya da parte di non meglio precisati uomini armati sunniti, identificati come vicini al governo.