Mark Rutte conferma il coinvolgimento dell'Alleanza nel processo guidato da Parigi e Londra
Il segretario generale della Nato, Mark Rutte, per la prima volta si sbilancia e ammette pubblicamente che sì, l'Alleanza un ruolo ce l'ha nel processo messo in piedi dai Volenterosi per arrivare a offrire a Kiev delle garanzie di sicurezza.
"Partecipiamo alle riunioni per consigliare e spiegare le implicazioni delle decisioni prese per la difesa del territorio alleato", ha affermato Rutte alla vigilia della ministeriale Esteri dove debutterà il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Tant'è vero che la prossima riunione dei ministri della Difesa della coalizione, sempre guidata da Parigi e Londra, avverrà al quartier generale Nato di Bruxelles il 10 aprile.
D'altra parte, se si riavvolge il nastro, si vedrà che tutto partì con la cena presso la residenza privata del segretario generale lo scorso 18 dicembre, in cui si diedero appuntamento in formato ristrettissimo i vertici di Francia e Gran Bretagna (ironia della sorte, sia Emmanuel Macron che Keir Starmer non poterono partecipare di persona per imprescindibili impegni sorti all'ultimo momento), Italia, Germania, Polonia, Danimarca ed Unione Europea. Oltre a Rutte e Zelensky, ovviamente.
Poco più di tre mesi dopo, le conversazioni sono ormai allo stato avanzato e stanno entrando nel concreto. Gli inviati militari di Francia e Gran Bretagna sono in missione a Kiev per raccogliere elementi da portare poi sul tavolo dei ministri della Difesa, la prossima settimana. "È tutto molto complicato, ma dobbiamo andare avanti per essere pronti se e quando ci sarà una svolta nelle trattative tra russi e americani", confida una fonte diplomatica alleata.
I dettagli sono classificati ma i piani ormai iniziano a delinearsi secondo lo schema dei quattro livelli d'interposizione: tregua monitorata dall'Onu, prima linea di deterrenza assicurata dalle forze ucraine, seconda linea affidata agli europei e, infine, gli americani. Si tratta del passaggio più delicato. Washington - a quanto si apprende - non ha negato a priori il suo sostegno ma ha chiesto ai Volenterosi di presentare opzioni concrete. Gli alleati però fanno notare che senza il supporto logistico degli Usa in alcune aree è difficile anche solo immaginare un ruolo europeo perché mancano i mezzi. "È un cane che si morde la coda", ammette un diplomatico. "Però ci stiamo arrivando".
La presenza di Rubio a Bruxelles sarà dunque essenziale anche per questo aspetto. Gli europei attendono dei segnali dagli Usa: sull'Ucraina, sulla Russia, sul dislocamento delle truppe nel Vecchio Mondo, sulla Cina. "Non dico che delineeremo le nostre linee rosse, ma senz'altro il limite da non oltrepassare nei negoziati con Mosca", assicura un diplomatico alleato. Ad esempio "non condannare l'Ucraina alla neutralità perpetua", concedere il riconoscimento "ufficiale" dei territori occupati oppure concordare "tetti" alla fornitura di armi.
Il messaggio chiave di Donald Trump (aprite il portafoglio) è stato recepito e a Rubio ne verrà data prova (Rutte ha notato ad esempio come nei primi tre mesi dell'anno siano stati già promessi 20 miliardi di aiuti militari a Kiev). Gli europei però ora cercano delle rassicurazioni.