cremlino e diplomazia

Putin cerca il rilancio internazionale nei Paesi arabi

Così lo zar cerca di fugare l'immagine di una Russia isolata. Dopo aver parlato di sterminio dei palestinesi, ora chiede una tregua duratura

Vladimir Putin
(Keystone)
5 dicembre 2023
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Parte dalla Penisola Arabica l'offensiva diplomatica di Vladimir Putin per fugare l'immagine di una Russia isolata. Il leader del Cremlino è in arrivo per una missione lampo di una giornata negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita per discutere della situazione dei mercati petroliferi, del conflitto in Ucraina e, soprattutto, nella speranza di ritagliarsi un ruolo nella complessa ragnatela di contatti in corso a livello internazionale per cercare una soluzione al conflitto israelo-palestinese. Di questo parlerà il giorno dopo anche con il presidente iraniano Ebrahim Raisi al Cremlino.

La capacità mostrata dall'economia russa di assorbire i colpi delle sanzioni occidentali, il rifiuto di gran parte dei Paesi del mondo - tra cui i due Stati arabi visitati - di seguire gli Usa e la Ue su questa strada, e ultimamente il fallimento della controffensiva ucraina sembrano aver convinto Putin che il momento è arrivato per tornare ad affacciarsi sulla scena internazionale, anche al di là dello scambio di visite al vertice con il presidente cinese Xi Jinping avvenuto quest'anno.

Presa di posizione su Gaza

Nell'arco di poche ore il capo del Cremlino sarà ricevuto dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed al Nayhyan e dal principe ereditario e leader di fatto dell'Arabia Saudita, Mohammad bin Salman. Putin, che intervenendo il mese scorso in videoconferenza al vertice del G20 aveva condannato quello che aveva definito "lo sterminio della popolazione civile in Palestina", ha più volte affermato che per la Russia l'unica soluzione che può garantire un futuro di pace è quella dei due Stati.


Keystone
L’iraniano Raisi con Putin

Ma oggi, ha sottolineato il suo consigliere per la politica estera Yuri Ushakov, "la priorità è quella di arrivare a una tregua durevole" con uno "scambio di prigionieri e detenuti". "Ovviamente, è di questo che parleremo come prima cosa", ha fatto sapere.

La diplomazia russa afferma di essere in una posizione privilegiata per cercare di guidare un negoziato, visti i tradizionali buoni rapporti con entrambe le parti. Ma un motivo di irritazione per Israele è stata la visita di una delegazione di Hamas in Russia in ottobre. Il movimento islamico palestinese è tra l'altro sostenuto dall'Iran, il cui presidente Raisi sarà a Mosca giovedì. Putin si era recato a Teheran nel luglio del 2022, con il conflitto in Ucraina già in corso.

L’asse con Teheran

Russia e Iran sono sottoposti entrambi a pesanti sanzioni da parte dei Paesi occidentali, che accusano la Repubblica islamica di fornire alle forze russe i droni kamikaze Shahed, impiegati nei continui bombardamenti sull'Ucraina. Il consigliere Ushakov ha annunciato che con i leader arabi Putin parlerà anche della situazione di questo conflitto. Argomento di primo piano sarà anche il petrolio.

L'Arabia Saudita e la Russia sono i Paesi leader nell'organizzazione degli esportatori Opec+, i cui membri hanno deciso la settimana scorsa tagli volontari per un totale di 2,2 milioni di barili al giorno (un milione solo Riad e 500’000 Mosca) nel primo trimestre del 2024 per sostenere i prezzi. Nel frattempo, un'inchiesta di Politico ha messo in luce che è "essenzialmente fallito" il price cap deciso un anno fa dai Paesi dell'Ue e del G7 per il petrolio russo esportato via mare, che puntava a prosciugare le risorse economiche del Cremlino da impiegare nel conflitto ucraino.

Un rapporto del Centro per la ricerca sull'energia e l'aria pulita (Crea) visionato dai giornalisti della testata americana ha evidenziato che, a causa delle falle nell'applicazione della norma e dell'esportazione di greggio attraverso Paesi terzi, il petrolio Urals della Russia viene venduto attualmente a circa 70 dollari al barile rispetto ai 60 previsti dal tetto imposto.

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