la guerra in ucraina

Kiev alla Nato: ‘Non molliamo’. Gli Usa ora guardano al 2025

Gli 007 americani: ‘Difficile cacciare i russi nel 2024’. Focus sulle armi

Lacrime sulla bara di un soldato ucraino
(Keystone)
29 novembre 2023
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Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba si è presentato al Consiglio Nato-Ucraina (uno dei pochi risultati concreti del vertice di Vilnius) con un messaggio estremamente chiaro: "Non c‘è nessuno stallo, l'Ucraina non mollerà, vogliamo riconquistare i territori fino ai confini del 1991 e quindi continueremo a combattere".

Nessun negoziato

Niente negoziati, nessuna concessione a Putin. Parole dette e ripetute ma che ora acquistano un senso diverso. Perché gli Usa - dopo aver mostrato, specie negli ultimi 10 mesi, una certa ritrosia a sostenere un conflitto a oltranza - avrebbero cambiato passo. "Dobbiamo aiutare l'Ucraina e proseguiremo a farlo", ha promesso il segretario di Stato Antony Blinken.


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Volodymyr Zelensky

Punto primo. Blinken ha assicurato agli alleati che le impasse politiche verranno superate e che i finanziamenti americani arriveranno a Kiev. L'Europa dunque non verrà lasciata sola nello sforzo bellico. Però gli alleati devono completare i compiti a casa e arrivare al summit Nato di Washington con le spese per la difesa finalmente superiori al 2% del Pil (o con piani blindati orientati all'obiettivo). Biden intende infatti entrare in campagna elettorale con il messaggio che la ’sua‘ America ha rivitalizzato le alleanze, è appoggiata in politica estera e non paga più i conti degli altri in materia di sicurezza (togliendo così a Trump l'argomento degli europei scrocconi). Il focus allora deve cadere sull'industria della difesa euro-atlantica, in modo da aumentare la produzione e vincere la maratona con la Russia, ormai in vera e propria economia di guerra.

Le variabili sul campo

Punto secondo. La situazione sul campo non varierà drasticamente. "È improbabile che gli ucraini potranno cacciare i russi da tutti i territori occupati già nel 2024", spiega un alto funzionario della Nato che ha accesso ai report dell'intelligence. La fonte, pur giudicando "straordinari" i successi raggiunti sinora dalle forze di Kiev, reputa che l'approccio "debba cambiare" poiché, in caso contrario, "ciò che abbiamo visto a Bakhmut o ad Avdiivka diventerà la norma". Ovvero uno scenario da ’15-18' che brucia vite e risorse. Questo è il passaggio più delicato. Il fronte deve tenere. Perché se lo scorso anno, con la liberazione di Kharkiv e Kherson, e le tensioni interne russe sfociate con il quasi-golpe di Prigozhin, era l'Ucraina ad avere lo slancio, ora Putin ritiene di aver consolidato la posizione e che anzi siano gli ucraini a essere sull'orlo di una crisi di nervi.


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La bara di un commilitone morto portata dai militari sulla neve

"Le creature gialloblù" (cioè gli ucraini) si stanno divorando tra loro "come i ragni messi in un barattolo", ha scritto ad esempio su Telegram l'ex presidente russo Dmitry Medvedev riferendosi alle notizie sull'avvelenamento di Marianna Budanova, moglie di Kyrylo Budanov, il capo dei servizi segreti militari ucraini (respingendo dunque le accuse ucraine a Mosca). Ma propaganda a parte, resta la questione dei negoziati. Ora come ora Kiev non ha leva, il Cremlino reclamerebbe il suo scalpo e non si andrebbe da nessuna parte. Tocca quindi continuare, archiviando lo scenario di una tregua a metà 2024. "I Paesi Nato hanno un'economia 30 volte superiore alla Russia, insieme possono certamente reggere lo sforzo di un sostegno prolungato a Kiev purché vi sia un serio coordinamento sulla filiera bellica", spiega un diplomatico alleato.

Si va avanti

Avanti quindi con il pacchetto di garanzie di sicurezza all'Ucraina, la lista di riforme per poter entrare (un giorno, forse) nella Nato, la localizzazione della produzione di armi. In questo senso val la pena leggere in filigrana le parole del segretario generale Jens Stoltemberg. "L'Ucraina - ha detto - ha prevalso come nazione sovrana, indipendente e democratica: è una grande vittoria. Mentre l'Ucraina avanza, la Russia arretra. Ora è più debole politicamente, militarmente ed economicamente". Insomma, la missione, volendo, è già compiuta. L'orizzonte ora è sfiancare Putin sul fronte economico e puntare a chiudere nel 2025. Ma gli ucraini devono tenere al fronte.

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