la guerra in ucraina

La caduta di Bubka, l’idolo accusato di fare affari con Mosca

Secondo un sito web di Kiev, l'ex recordman del salto con l'asta avrebbe un’azienda attiva nel Donetsk occupato. Lui replica: ‘Falso, vogliono infangarmi’

Bubka dopo aver superato per la prima volta i 6 metri con l’asta
(Keystone)
14 settembre 2023
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Era abituato a cadere dall’alto. Ma sotto c’era sempre un materasso ad attenderlo. Questa volta, invece, ancora non sa se atterrerà sul duro o sul morbido l’astista Sergey Bubka, uno degli sportivi più famosi d’Ucraina e dell’Unione Sovietica, icona globale dell’atletica leggera con quei suoi voli in grado di ritoccare il record del mondo per 35 volte (un record pure quello).

Nell'Olimpo

Saltava oltre sei metri e nel 1994 riuscì a superare la misura di 6,14 metri all’aperto, un record durato 26 anni (al chiuso arrivò a 6,15, ma il primato durò un po’ meno). Spesso le distanze che metteva tra sé e gli avversari erano tali da farlo sembrare non umano. Era un dio pagano dell’Urss, Paese che non credeva agli dei per statuto, salvo venerare i suoi leader come tali, e anche una manciata di sportivi.

Quando l’Unione Sovietica implose, facendo cascare tutto o quasi, Bubka rimase invece tra le nuvole, celebrato e coccolato, passando semplicemente da un Olimpo all’altro. L’Ucraina, che si riappropriava di sé stessa e della sua storia proprio al tramonto del XX secolo – quello dello sport usato dagli Stati per attirare la luce dei riflettori – riscoprì e lucidò la gloria nazionale rimasta annacquata dentro la falce e il martello su sfondo rosso.


Keystone
Bubka al Cio di Losanna

Anche per questo, Bubka – insieme allo sprinter Valeriy Borzov, al calciatore Andriy Shevchenko, all’allenatore totem Valeriy Lobanovski e ai fratelli pugili Vitaliy e Volodymir Klitschko – una volta ritrovata l’indipendenza è rimasto a fluttuare lassù, come fosse parte integrante e inamovibile di uno spirito a protezione del Paese. Per rendere tutto più tangibile, l’astista era stato presidente del Comitato Olimpico ucraino dal 2005 fino al novembre scorso. Un regno quasi ventennale, quasi da leader comunista. Vicepresidente della Iaaf (la Federazione internazionale di atletica leggera), membro del Parlamento, consigliere del presidente Yanukovich e membro onorario del Cio, Bubka perse nel 2013 la possibilità di diventarne addirittura il presidente, battuto solo da Thomas Bach.

Insomma, cadere da 6 metri e qualche centimetro è un bel volo, ma cadere dall’Olimpo è tutt’altra storia, soprattutto se non hai conosciuto che quello. Infatti Bubka non se ne capacita, a tal punto da apparire con la tuta della Nazionale in un video su Youtube in cui rivendica tutta la sua ucrainità e respinge ogni accusa di collusione con gli invasori di Mosca.

Le carte dell’inchiesta

A inguaiarlo ci ha pensato un sito ucraino specializzato in inchieste e casi di corruzione, Bihus.info, che ha tirato fuori una serie di carte che dimostrerebbero come Bubka e almeno una delle sue società, faccia affari con Mosca e con il regime fantoccio della Repubblica di Donetsk. L’accusa è seria ed è un po’ come se a Topolinia, Basettoni avesse beccato documenti compromettenti su Topolino. Incredibile, al limite del paradossale. Eppure quelli di Bihus allegano al loro articolo sul campione anche una serie di documenti per mettere in chiaro che fanno sul serio e hanno le prove.


Keystone
Con la divisa dell’Ucraina

La Mont Blanc, società intestata a Bubka e al fratello Vasiliy (ex astista anche lui), è accusata di fare affari con gli occupanti nel Donetsk fornendo carburante in cambio di centinaia di migliaia di rubli. Sarebbe già grave, soprattutto per uno come lui. Ma secondo la rivista, che cita un'indagine del Servizio di Sicurezza dell'Ucraina, l’idolo locale starebbe partecipando alle gare d'appalto del governo locale filorusso indette dopo l'invasione del Paese. Una specie di “a letto col nemico” se non peggio: non amore, ma per denaro.

La videorisposta

"Sono nato sul suolo ucraino, ho sempre rappresentato l'Ucraina con grande orgoglio in tutto il mondo e sempre combattuto per l'Ucraina", dice Bubka – rigorosamente in ucraino – nel video dove sembra pronto a tutto pur di non dimostrarsi un traditore. “È in atto una campagna per distruggere la mia reputazione. Ma voi mi conoscete da tempo, conoscete la mia storia. Io, come ogni ucraino, ho fatto la mia scelta fin dall'inizio, di stare con il mio Paese e di fare tutto il possibile contro l'aggressore russo". I maligni dicono che lanciare questo messaggio dal Principato di Monaco, dove vive, e non dall’Ucraina occupata non è proprio “tutto il possibile”.

Eppure Bubka ricorda di non essere più entrato nei territori occupati dall’ormai lontano 2014: “Non sono andato a trovare i miei parenti e non ho nemmeno potuto partecipare al funerale di mia madre quest'anno. Non faccio affari nel Donetsk”. Ricorda il suo impegno per il Comitato olimpico nazionale e sfida chi lo accusa: “A coloro che cercano di infangare il mio nome, vorrei dire che combattere per l'Ucraina nello sport è sempre stato un onore per me. Lottare per gli interessi del mio Paese è per me il più grande onore”. Eppure da Bihus.info nessuno fa retromarcia, anzi, viene segnalato anche un codice fiscale di una sua azienda registrata in Crimea. Se la cosa fosse confermata, Bubka pagherebbe parte delle sue tasse al nemico, gonfiandogli le tasche.

Maledizioni

Accuse che arrivano come una maledizione, dopo che già in carriera si trovò ad affrontarne una, legata alle Olimpiadi: nonostante i record e le vittorie a ripetizione nei meeting e ai Mondiali (sei), vinse solo un’Olimpiade, nel 1988, a Seul. Nel 1984 non poté partecipare a Los Angeles per il boicottaggio del blocco sovietico, eppure all’epoca saltava 12 centimetri più in alto della misura che valse l’oro olimpico. Nel 1992 entrò in gara a 5 metri e 70, per lui una formalità, ma non quella sera, dove fu subito eliminato. Ad Atlanta, nel 1996 si infortunò al tallone. Nel 2000 era troppo vecchio per competere con la nuova generazione di campioni. Restò con il solo oro del 1988, conquistato l’unica volta in cui gareggiò – scherzo del destino – per Mosca.


Keystone
Il salto dell’oro olimpico a Seul

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