terremoto marocco

Rispunta il re, dona il sangue ai feriti a Marrakech

Soccorsi in aree remote: ‘Poche speranze di vita tra le macerie’. Il bilancio provvisorio: tremila morti e oltre 5mila feriti

Un uomo davanti alla sua casa distrutta
(Keystone)
12 settembre 2023
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Dopo le polemiche per la sua assenza in prima linea mentre il Paese scavava tra le macerie e contava i quasi 3 mila morti del terremoto, il re del Marocco Muhammad VI è riapparso: ha visitato i feriti nell'ospedale universitario di Marrakech e ha donato il sangue per loro. Dalla notte del sisma non si era mai fatto vedere, limitandosi a decretare tre giorni di lutto nazionale e a lanciare un appello alla preghiera, attirando su di sé una valanga di critiche che si aggiungono a quelle di chi lamenta ritardi nei soccorsi, soprattutto nelle zone di montagna, quelle dell'epicentro del terremoto dove si registra oltre la metà delle vittime. Rimasti per giorni isolati, con le strade interrotte, senza acqua né cibo, di quei villaggi rimane ben poco.

Speranze ridotte

E i soccorsi che dopo quasi quattro giorni dalla devastante scossa sono riusciti a raggiungerli potranno dare sostegno e aiuto solo a chi ce l'ha fatta. Le speranze di trovare qualcuno ancora in vita, sotto i cumuli di macerie delle case costruite con mattoni di fango, sono poche. Anzi pochissime. "Stanno svanendo", ha ammesso il responsabile della Croce Rossa marocchina. Sono arrivate le squadre dei volontari. Ma anche quelle di Madrid e Londra, che insieme al Qatar e agli Emirati sono gli unici Paesi da cui Rabat, non senza polemiche, ha accettato l'aiuto. Gli spagnoli del Servizio di assistenza medica urgente di Siviglia sono stati i primi a raggiungere il villaggio di Anerni, di circa 500 abitanti, uno dei più vicini all'epicentro del sisma - sulle montagne dell'Atlante - rimasto isolato per giorni per i massi caduti sulla strada di accesso.


Keystone
Devastazione alle porte di Marrakech

Assistenza difficile

La regione, come molte altre località gravemente colpite, è a sud del Paese e comprende villaggi e insediamenti remoti, difficili da raggiungere per i soccorritori e dove i residenti affermano di essere stati abbandonati a loro stessi. Mentre scene di commozione e di gioia hanno accolto le squadre di soccorso nella zona di Taroudant, vicino Ouarzazate, con i bambini in lacrime per aver addentato un pezzo di pane. Oltre agli spagnoli, da ieri è in azione in due zone dell'area della catena dell'Atlante il team di specialisti britannici in ricerca e soccorso inviato da Londra. La squadra ha già condotto una prima ricognizione di verifica dei danni nel settore di competenza ed è stata poi impiegata nell'assistenza di feriti, nonché nella ricerca di eventuali superstiti, supportati da volontari e soccorritori marocchini.

I numeri

Oltre ai quasi 3’000 morti, segnalati dall'ultimo bilancio ufficiale, ci sono anche 5’530 feriti. Numeri che, ora dopo ora, confermano la dimensione della catastrofe che - secondo l'Unicef - ha colpito almeno 100mila bambini. "Migliaia di case sono state distrutte, costringendo le famiglie a fuggire ed esponendole alle intemperie in un periodo dell'anno in cui le temperature scendono durante la notte", afferma l'Unicef. Intanto, la Croce Rossa ha lanciato un appello per la raccolta di 100 milioni di euro a sostegno delle operazioni di soccorso.

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