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28.09.2022 - 20:51
Aggiornamento: 23:06

I separatisti ucraini da Putin: ‘Pronti all’annessione’

Lunedì la plenaria della Duma. L’Occidente condanna e manda armi. Kiev: i numeri dati da Mosca sono gonfiati.

Ansa, a cura di Red.Estero
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Una donna vota nel Luhansk (Keystone)

Dopo il plebiscito scontato nei referendum "farsa", come li ha definiti l’intera comunità internazionale, i leader filorussi chiedono a Vladimir Putin di approvare ufficialmente l’annessione delle quattro regioni ucraine di Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. Mentre il mondo condanna l’ennesimo strappo e annuncia nuove sanzioni, uno dopo l’altro i capi dei separatisti hanno firmato nelle ultime ore un appello formale per unirsi a Mosca. "La popolazione ha fatto la sua scelta", decidendo "di abbandonare valori a loro estranei e di ricongiungersi con la loro terra natale: la Russia", afferma il documento siglato dal capo dell’amministrazione secessionista di Zaporizhzhia, Yevgeny Balitsky.

Questione di giorni

Dichiarazioni analoghe sono state portate a Mosca dai leader del Donbass, Denis Pushilin e Leonid Pasechnik, i cui territori erano già stati riconosciuti come indipendenti alla vigilia dell’invasione. Non è escluso che Putin possa incontrarli, ha fatto sapere il Cremlino. Intanto il ministero degli Esteri è tornato a difendere il voto, definito come un esercizio del "diritto legale all’autodeterminazione", e la Duma ha già cambiato l’agenda dei lavori parlamentari, in modo da tenere lunedì una sessione plenaria straordinaria.

Per l’annessione, insomma, sembra essere questione di giorni. "La Russia deve pagare per questa ulteriore escalation", ha attaccato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presentando l’ottavo pacchetto di sanzioni proposto da Bruxelles, che a Mosca dovrebbe costare 7 miliardi di euro di entrate, e ribadendo che l’Ue "non accetterà mai" l’esito dei "falsi" referendum. Consultazioni che per l’Alto Rappresentante per la Politica Estera, Josep Borrell, non sono state solo "illegali", ma pure con risultati "falsificati". E del resto, denuncia Kiev, anche l’alta affluenza dichiarata è un bluff, visto che ad esempio a Zaporizhzhia avrebbe votato appena lo 0,5% dei residenti prima dell’invasione.


La scheda (Keystone)

Interviene anche la Cina

Le condanne delle cancellerie occidentali si susseguono senza sosta, mentre anche la Cina ha ribadito "che l’integrità sovrana e territoriale di tutti i Paesi dovrebbe essere rispettata" e la Serbia del presidente Aleksandar Vucic, sin dall’inizio contraria alle sanzioni, ha escluso di riconoscere il voto. Anche sul campo di battaglia la mossa sembra destinata ad innescare una nuova escalation. "Ora passiamo a una nuova fase di combattimenti come parte della Federazione Russa", ha avvertito il leader dei separatisti del Donetsk. L’offensiva, ha confermato il Cremlino, proseguirà fino alla completa "liberazione" di tutti i territori eventualmente annessi. Avvertimenti che seguono le minacce sull’uso di armi nucleari tattiche in difesa dei nuovi autoproclamati confini russi. Un’eventualità a cui, secondo il ministro degli Esteri polacco Zbigniew Rau, la Nato reagirebbe "in maniera convenzionale", quindi non usando un’arma nucleare, ma in modo "devastante".

Per tutta risposta, Kiev si dice pronta a continuare la controffensiva, mentre un raid denunciato da Mosca sulla regione frontaliera di Belgorod ha provocato 14 feriti. L’Ucraina ha chiesto quindi all’Occidente di aumentare "significativamente" gli aiuti militari. Un appello cui hanno subito risposto gli Stati Uniti, preparando di un nuovo pacchetto di armi da 1,1 miliardi di dollari che dovrebbe includere nuove forniture di sistemi anti-missile Himars, munizioni e vari tipi di sistemi anti-droni radar. E Washington ha fatto sapere di essere al lavoro con alleati e partner anche per imporre rapidamente severi costi economici a Mosca, mantenendo il ritmo di nuove sanzioni ogni sei settimane.

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