Ucraina
07.09.2022 - 18:36
Aggiornamento: 21:32

A Zelensky il massimo riconoscimento del Parlamento europeo

Il premio dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievic Sacharov dunque torna alle origini e continua a guardare a est

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
Per il Nobel c’è tempo...

Siamo ancora nella fase delle nomine ma la partita per il premio Sacharov, il massimo riconoscimento assegnato dal Parlamento europeo a chi si distingue nella battaglia per il rispetto dei diritti umani, sembra già chiusa con la vittoria del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. I primi a scoprire le proprie carte sono stati i deputati del gruppo del Partito popolare europeo che hanno annunciato che "il popolo ucraino e il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky" saranno il loro candidato ufficiale per il riconoscimento che verrà assegnato il 14 dicembre a Strasburgo durante la sessione plenaria.

Non si sbottonano ancora i socialisti, secondo gruppo all’Eurocamera, ma fonti interne parlano di una candidatura simile ma formulata diversamente per premiare "il popolo ucraino rappresentato dal suo presidente". Convergenza anche dal gruppo di Renew Europe, da cui fanno sapere che il dibattito interno volge verso la candidatura del "popolo ucraino" ma che non dovrebbero opporsi alla nomina del presidente Zelensky.

Il premio dedicato allo scienziato e dissidente sovietico Andrej Dmitrievic Sacharov dunque torna alle origini e continua a guardare a est. Nell’edizione passata infatti l’Eurocamera assegnò il premio al dissidente russo in prigione, Aleksey Navalny, ospitando il discorso emozionato della figlia Dasha Navalnaya che davanti all’aula auspicò un futuro nell’Ue per la Russia, provocando non poche smorfie tra gli eurodeputati dei Paesi dell’Est. Quest’anno invece il premio potrebbe andare a un altro protagonista della lotta al regime putiniano, Zelensky appunto, che dall’inizio del conflitto non ha mai lasciato il Paese ma che potrebbe fare un’eccezione, se il conflitto lo permetterà, per ritirare il premio. O almeno così auspicano gli eurodeputati del Ppe.

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