19.08.2022 - 20:02

Ergastolo per ‘George’, uno dei ’Beatles’ dell’Isis

El Shafee Elsheikh è uno dei quattro militanti membro di una cellula specializzata nella cattura, tortura e decapitazione di ostaggi occidentali in Siria

Ansa, a cura di Red.Web
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Keystone

È stato condannato da una corte Usa all‘ergastolo El Shafee Elsheikh, 34 anni, uno dei quattro militanti dell’Isis noti come ‘Jihadi Beatles’ per il loro marcato accento britannico, tutti membri di una cellula specializzata nella cattura, tortura e decapitazione di ostaggi occidentali in Siria, mostrati in raccapriccianti video di propaganda. In realtà gli ergastoli inflitti a ‘George’ sono otto, senza possibilità di scarcerazione, per l’accusa di aver sostenuto il gruppo terrorista e ucciso quattro prigionieri americani: il giornalista James Foley, di cui ricorre l’ottavo anniversario della morte, il suo collega Steven Sotloff, e gli operatori umanitari Kayla Mueller e Peter Kassig. Il giudice che ha letto la sentenza ha definito le sue azioni "orribili, barbariche, brutali e criminali" "L’odio ha davvero superato la tua umanità ma anche tu hai perso la tua libertà, la tua cittadinanza e il contatto con la famiglia. Abbiamo perso tutti", ha commentato la famiglia di Foley. Il militante, che viveva a Londra ma di origine sudanese, è quello di più alto profilo dell’Isis processato negli Usa. Non si è riconosciuto colpevole, a differenza di quanto fatto lo scorso settembre in Virginia da Alexanda Kotey, conosciuto come ’Ringo’.

I due furono catturati nel 2018 dalle milizie curde in Siria mentre tentavano di fuggire in Turchia. Un terzo membro del quartetto dell‘horror, ‘Jihadi John’, al secolo Mohammed Emzawi, è morto in un raid con droni in Siria nel 2015. E’ lui che ha decapitato Foley, Sotloff e Kassig. Mentre Kayla Mueller, dopo essere stata tenuta come schiava del sesso forse dallo stesso leader dell‘Isis al Baghdadi, sarebbe stata uccisa per non essersi mai voluta convertire all’Islam. Aine Davis, noto come ’Jihadi Paul’, è invece sotto processo a Londra dopo aver scontato sette anni e mezzo di prigione in Turchia, sempre per terrorismo.

Cresciuti a Londra, i quattro militanti islamici si unirono all’Isis in Siria e finirono col diventare i famigerati guardiani degli ostaggi occidentali, che li chiamarono con i nomi dei Beatles per il loro accento inglese. La loro brutalità è stata raccontata nei due processi celebrati in Usa dai prigionieri sopravvissuti: umiliazioni, percosse e torture, dal waterboarding alle finte esecuzioni, all’elettroshock, con i detenuti che venivano costretti a combattere tra di loro e ad assistere alle brutali esecuzioni. Tra i testimoni anche Federico Motka, il cooperante italiano rapito dai jihadisti in Siria nel marzo 2013: rimasto nelle mani dei suoi aguzzini per oltre un anno, ha rievocato le terribili torture, fisiche e psicologiche, subite. Con l’italiano era stato rapito anche David Haines, il cooperante britannico che poi è stato decapitato

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