21.03.2022 - 09:09
Aggiornamento: 15:08

Petrolio: i prezzi salgono, ma non è tutta colpa della guerra

Alle ripercussioni del conflitto in Ucraina si aggiungono anche vari attacchi agli impianti in Arabia Saudita

Ats, a cura de laRegione
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Ti-Press

I prezzi del petrolio aprono la settimana in rialzo, inanellando il terzo giorno di scambi all’insegna del segno più. Alle ripercussioni della guerra si aggiungono infatti anche una serie di attacchi agli impianti in Arabia Saudita. Con rialzi di oltre il 3%, il Wti è così salito sopra i 118 dollari e il Brent europeo ha superato i 111 dollari al barile.

Un attacco dei ribelli Huthi ha preso di mira un impianto del gigante petrolifero Aramco a Jizan, nel Sud dell’Arabia Saudita, ha comunicato sabato la coalizione guidata da Riyad nello Yemen. I ribelli avrebbero pure preso di mira un impianto di desalinizzazione ad Al-Shaqeeq. Secondo la stessa fonte quattro droni sono stati intercettati e distrutti nel Sud vicino allo Yemen. Questa regione è regolarmente presa di mira da droni e missili Huthi. Anche la centrale elettrica di Dhahran Al-Janoub, vicino a Jizan, era stata attaccata. La Saudy press agency (Spa) ha rilasciato foto e un videoclip che mostrano i Vigili del fuoco che combattono un incendio nel sito. L’ultimo annuncio arriva dopo che una raffineria di petrolio nella capitale saudita Riyad è stata attaccata il 10 marzo da droni, un’operazione rivendicata dagli Huthi.

Invito ai colloqui respinto

All’inizio di questa settimana, gli Huthi hanno rifiutato l’invito del Consiglio di cooperazione del Golfo, composto da sei nazioni, a partecipare ai colloqui sul conflitto in Yemen, che si terranno a Riyad dal 29 marzo.

L’Arabia Saudita sta guidando una coalizione militare nello Yemen a sostegno del governo riconosciuto a livello internazionale, che è stato impegnato in un sanguinoso conflitto contro gli Huthi sostenuti dall’Iran dalla metà del 2014. La guerra ha ucciso centinaia di migliaia di persone, mentre milioni sono stati costretti a fuggire dalle loro case, in quella che le Nazioni Unite hanno definito la peggiore crisi umanitaria del mondo.

Mercoledì, l’Onu ha espresso il suo disappunto dopo che una conferenza dei donatori ha raccolto 1,3 miliardi di dollari, ben al di sotto del suo obiettivo dichiarato di 4,27 miliardi di dollari.

I ribelli Huthi prendono spesso di mira aeroporti e impianti petroliferi in Arabia Saudita, uno dei maggiori esportatori di petrolio del mondo, tra la leadership del regno nella coalizione militare contro di loro. Quest’ultimo attacco arriva mentre Aramco si prepara ad annunciare domenica i risultati del 2021.

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