Stati Uniti
31.01.2022 - 16:41

Falsi certificati Covid per un milione e mezzo di dollari

Due infermiere alla sbarra a Long Island per aver manipolato i dati relativi ai pass vaccinali. Chiedevano 220 dollari per adulto e 85 per bambino

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Ti-Press
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Com’è vero che la pandemia non conosce confini, altrettanto assodato è il fatto che pure il mercato nero a essa associato ha ramificazioni che non ha frontiere. Così è stato per il vaccino, vero o fittizio che fosse, divenuto fin dalle sue prime settimane di commercializzazione (ufficiale) oggetto di uno scambio parallelo, spesse volte in rete e seguendo vie alternative (leggi illegali), e così negli ultimi mesi è anche per i certificati vaccinali. Dai casi di Sciaffusa e Neuchâtel a quello ancora più clamoroso venuto alla luce nel Canton San Gallo, con oltre novemila Covid pass non conformi, gli esempi si sprecano. Ma non è ovviamente solo in Svizzera che questo ‘mercato parallelo’ si sta rivelando particolarmente florido (oltre che redditizio, illecitamente, s’intende).

Negli scorsi giorni è infatti emerso il caso di due infermiere di Long Island, che hanno incassato 1,5 milioni di dollari vendendo false tessere vaccinali e inserendo informazioni contraffatte nel database delle vaccinazioni di New York. Secondo l’Ufficio del procuratore distrettuale della contea di Suffolk, Julie DeVuono, proprietaria di Wild Child Pediatric Healthcare ad Amityville, e Marissa Urraro, sua dipendente, chiedevano 220 dollari per le tessere contraffatte degli adulti e 85 per quelle dei bambini. Come riporta il New York Times, DeVuono, 49 anni, e Urraro, 44, sono state citate in giudizio venerdì, ciascuna accusata di contraffazione di secondo grado, e la prima è anche accusata di falso per l’archiviazione dei dati.

Le autorità hanno detto che le donne hanno falsificato anche la scheda di un detective sotto copertura, che in realtà non si era vaccinato. «La proliferazione di tessere di vaccinazione contro il Covid-19 false può mettere a repentaglio gli sforzi per affrontare l’emergenza in corso», ha commentato Yvonne Gamble, portavoce dell’Ufficio dell’ispettore generale presso il Dipartimento della salute e dei servizi umani Usa.

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