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11.01.2022 - 20:33

Oms: ‘Omicron infetterà il 50% degli europei entro due mesi’

‘Servono vaccini nuovi, inutili i booster con gli attuali’. Per gli esperti bisogna dirottare le dosi verso i Paesi poveri

Ansa, a cura de laRegione
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Messaggi sui rischi del Covid in un bus dello Sri Lanka (Keystone)

Una “marea” di Omicron, con una morsa da est a ovest, rischia di travolgere i sistemi sanitari in tutta Europa. Il nuovo avvertimento che la pandemia è ancora in pieno corso arriva dall’Oms, secondo cui entro due mesi oltre il 50% degli europei sarà contagiato dalla nuova variante del Covid. Un ceppo talmente veloce nel propagarsi da richiedere, secondo l’organismo Onu, dei vaccini specifici. E non il ricorso ai booster con quelli attuali, che sono efficaci nell’arginare le malattie gravi e i decessi ma non la trasmissione del virus.

Corsa impressionante

La corsa di Omicron in Europa ha un passo impressionante. Oltre 7 milioni i nuovi casi nella prima settimana del 2022, il doppio di due settimane prima, e in 26 Paesi oltre l’1% della popolazione contrae il Covid-19 ogni 7 giorni, ha rilevato il direttore regionale dell’Oms Hans Kluge, segnalando che la variante scoperta in Sudafrica è presente in 50 Stati su 53 e sta diventando dominante nell’area occidentale. “A questo ritmo più del 50% della popolazione sarà infettato da Omicron in sei-otto settimane”, ha previsto l’alto funzionario, nel giorno in cui la Francia ha segnato un nuovo record superando i 350 mila contagi.

L’Oms guarda soprattutto all’Europa centro-orientale, dove i tassi di vaccinazione sono più bassi e “vedremo malattie più gravi nei non vaccinati“, ha spiegato Kluge, prendendo come riferimento la Danimarca. Nel Paese scandinavo, dove Omicron è "esplosa nelle ultime settimane”, i ricoveri tra i non vaccinati a Natale sono stati sei volte superiori rispetto agli immunizzati. Attenzione è richiesta anche nei Paesi più virtuosi sui vaccini, come Spagna o Gran Bretagna, che si stanno indirizzando verso un regime di convivenza con il virus, senza troppe restrizioni. Puntando sul fatto che i sintomi sono più lievi. Per l’Oms, invece, è ancora presto per trattare il Covid come una malattia endemica, perché ci sono ancora "troppe incertezze". A partire dal fatto che i vaccini attuali non appaiono sufficienti per stroncare il Covid come si è sviluppato. Al contrario, andrebbero sviluppati farmaci "che abbiano un alto impatto sulla prevenzione dell’infezione e della trasmissione, oltre che sulla prevenzione di malattie gravi e morte”. Quindi, ha sottolineato l’Oms, continuare ad effettuare richiami con i vaccini già esistenti non è utile.


Un cartello sul Covid in Costa d’Avorio (Keystone)

Obiettivo 70 per cento

Anche per l’Ema gli attuali vaccini hanno una “minore efficacia” sulla nuova variante e in quest’ottica l’organismo europeo ha fatto sapere che potrebbe approvare il siero specifico ad aprile-maggio (Pfizer ha annunciato che sarà pronto a marzo). Allo stesso tempo, l’agenzia del farmaco ha espresso cautela sui richiami, sostenendo che “vaccinazioni ripetute a brevi intervalli non rappresentano una strategia sostenibile a lungo termine”.

Il freno ai booster, per lo meno con gli attuali vaccini, può anche avere una lettura politica, ossia: è questo il momento di indirizzare le scorte delle aziende farmaceutiche per colmare il divario con i Paesi poveri. In vista dell’obiettivo di immunizzare il 70% della popolazione mondiale entro metà dell’anno. Unico modo, secondo l’Oms, per vincere la guerra al virus. Nel frattempo bisogna mantenere alta la guardia, perché Omicron è in crescita ovunque. Negli Stati Uniti è allarmante il record dei ricoveri, oltre 145 mila. Quasi il doppio di due settimane fa, mai così tanti da un anno.

In Cina sono diventate tre le città in lockdown, Anyang, Xi’an e Yuzhou: 20 milioni di persone confinate in casa. In India la capitale Delhi ha deciso la chiusura di bar, ristoranti e uffici privati, con l’obbligo di smart working. E si teme lo scoppio di un focolaio nel Gange, in previsione del raduno di un milione di pellegrini. Anche in Israele il tasso dei contagi è in crescita, nonostante l’alto numero di quarte dosi somministrate.

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