germania
30.11.2021 - 22:49

Fece morire di sete bimba yazida, ergastolo a jihadista

A Francoforte condanna storica per genocidio dell’Isis. L’uomo teneva schiava la piccola e sua madre

Ansa, a cura de laRegione
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Membri dello Stato islamico (Keystone)

Condannato all’ergastolo per aver lasciato morire di sete, dopo averla legata in cortile sotto il sole, una piccola yazida di 5 anni che teneva come schiava insieme alla mamma. Una sentenza storica, quella pronunciata dalla corte d’appello di Francoforte nei confronti di un iracheno militante dell’Isis. Non solo per l’agghiacciante storia avvenuta a Falluja nel 2015, ma anche perché si tratta della prima condanna al mondo per genocidio della minoranza yazida da parte dell’Isis. Come ha ricordato in aula il presidente del tribunale Christoph Koller. E come ha sottolineato anche il premio Nobel per la pace Nadia Murad che ha ringraziato la Germania per una sentenza che rappresenta “una vittoria per i sopravvissuti al genocidio, i sopravvissuti alla violenza sessuale e l’intera comunità yazida”.

La donna in aula

Taha Al-J - questo il nome dell’iracheno 29enne, militante dell’Isis - è stato condannato all’ergastolo, con l’accusa di genocidio, crimini contro l’umanità, e crimini di guerra con la conseguenza di una morte. Subito dopo aver ascoltato il verdetto si è accasciato a terra, perdendo i sensi e costringendo l’udienza ad una breve interruzione, prima di procedere alla lettura delle motivazioni. Fra i banchi anche la madre della piccola morta del 2015, Nora B., a cui spetterà un risarcimento danni di 50 mila euro. Si tratta del “crimine dei crimini", ha sillabato Koller nell’aula, "chi lede questo diritto lede il diritto di tutti gli stati del modo”. Perciò, anche se è stato commesso fuori dal territorio tedesco, ha continuato secondo quanto riporta la Dpa, la sentenza può essere emessa a Francoforte.

Taha Al-J ha partecipato all’ideologia che voleva lo sterminio degli yazidi, schiavizzando la madre e la sua bambina, maltrattandole, picchiandole regolarmente e imponendo alla donna il velo integrale e la preghiera islamica. Koller ha provato a rivolgere alcune parole alla donna: “Le auguriamo che le riesca di sopportare il dolore e di trovare la sua pace”.

Dieci anni anche alla moglie

Secondo il tribunale l’iracheno non sarebbe però colpevole di assassinio: aveva preso in considerazione il rischio che la bambina morisse, ma non ha voluto ucciderla intenzionalmente, tanto da averla poi soccorsa, anche se troppo tardi, per darle dell’acqua e portarla all’ospedale. Invano. Alcune settimane fa era stata condannata anche Jennifer W., l’ex moglie tedesca dell’iracheno: dovrà scontare 10 anni di carcere, con l’accusa di crimini, contro l’umanità per non aver fatto nulla, non essere intervenuta per salvare la piccola. L’inizio del processo alla sposa dell’Isis nel 2019 era finito sotto i riflettori in Germania anche per il ruolo di Amal Clooney che, pur non comparendo mai in aula, era l’avvocato della mamma della bimba.

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