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28.11.2021 - 11:420
Aggiornamento : 14:56

Ripartono domani a Vienna i colloqui con l’Iran sul nucleare

Pochi giorni fa Teheran aveva ribadito di non voler rinunciare al proprio programma. Il clima prevalente è di generale pessimismo

Riprendono domani, dopo oltre cinque mesi, i colloqui a Vienna sul nucleare iraniano fra Teheran e gli Stati Uniti e le altre cinque potenze alleate che firmarono il Trattato del 2015 (Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania), poi disatteso per l’uscita unilaterale degli Usa di Donald Trump. Ma il clima prevalente, notano gli osservatori ripresi dai media internazionali, è di generale pessimismo.

Il presidente americano Joe Biden ha cambiato linea politica rispetto al predecessore e vorrebbe un ritorno al dialogo per mettere sotto controllo internazionale il piano di sviluppo nucleare dell’Iran, governato ora dal presidente ultraconservatore Ebrahim Raisi.

Teheran pochi giorni fa ha ribadito di non voler rinunciare al suo programma nucleare, criticando l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) per presunta “parzialità” e venerdì ha annunciato un ulteriore incremento nell’arricchimento dell’uranio, suscitando anche sdegno per la repressione dei disordini per carenza d’acqua a Isfahan. Teheran invierà una nuova delegazione di negoziatori e ribadisce di esigere la fine di tutte le sanzioni.

Biden, scrive oggi Politico, è pronto ad alzarsi e a uscire se il dialogo per riportare in vita il Joint Comprehensive Plan of Action (Jcpa) non dovesse fare progressi. “Naturalmente il fallimento dell’Iran nel cooperare è un cattivo segno sulla sua serietà per una conclusione di successo dei nostri negoziati”, ha dichiarato il Dipartimento di Stato americano mercoledì scorso. Gli Stati Uniti, ricorda la Cnn, se fallissero i negoziati, sono pronti ad “altre opzioni”.

Quanto agli altri cinque paesi, membri con gli Usa del gruppo 5+1, cioè i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania, l’obiettivo è di ripartire da dove i negoziati si erano fermati, ma dovranno fare i conti con l’incognita della nuova amministrazione iraniana, virata decisamente verso la linea dura con il falco Raisi, in carica dallo scorso agosto.

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