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18.11.2021 - 18:28
Aggiornamento: 18:55

Sos Ucraina: armi per difenderci da Mosca

L’appello all’Occidente nel giorno in cui Putin parla di bombardieri stranieri a 20 km dal confine russo sul Mar Nero

Ansa, a cura de laRegione
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Keystone
Truppe ucraine nel Donbass

Torna a infiammarsi il fronte orientale dell’Ue. Oltre alla crisi dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia, con qualche appendice verso gli Stati baltici, è infatti il turno dell’Ucraina. Il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, dopo aver incassato le preoccupazioni dell’Occidente per il temuto attivismo russo ai confini ucraini, ha dichiarato che Kiev vuole sia il sostegno “politico” dell’Occidente che accordi sulla “fornitura di ulteriori armi di difesa per il nostro esercito”. Più che parole, insomma. La richiesta cade però in un momento molto delicato, di rinnovate tensioni tra Mosca e tutto l’arco occidentale, Nato compresa.

Vladimir Putin, parlando al consiglio del ministero degli Esteri, ci è andato giù pesante. Lo zar ha definito “inaccettabile“ la recente presenza di bombardieri stranieri a 20 chilometri dai confini nazionali nel Mar Nero e ha ammonito, sostanzialmente, a non scherzare col fuoco e a prendere sul serio “le linee rosse” dettate dalla Russia. “Non vogliamo conflitti ai nostri confini”, ha detto Putin chiedendo al contempo a Usa, Ue e Nato di non cercarli. “Devono capire a Bruxelles che la riduzione delle tensioni politico-militari non è solo nell’interesse della Russia, ma nell’interesse di tutta l’Europa e del mondo intero”. Parole ricche di echi oscuri. Il rapporto con la Nato, dopo l’interruzione delle relazioni diplomatiche, è d’altra parte ai minimi termini.

Situazione incagliata

E il processo di pace sull’eterno conflitto nel Donbass, zoppicante sin dal 2014, pare ormai essersi incagliato del tutto. Mosca, sul punto, incolpa Kiev. Non rispetta gli accordi di Minsk, è l’accusa. L’Ucraina sostiene il contrario. Il ministero degli Esteri, per bocca della portavoce Maria Zakharova, ha apertamente incolpato l’Occidente di voler sabotare gli accordi con le promesse di aiuto militare a Kiev.


Vladimir Putin (Keystone)

Lo stesso Putin è intervenuto sulla questione, notando come l’uso dei droni di fabbricazione turca da parte delle autorità ucraine sia “una violazione” di quegli accordi. Dunque la tensione sale, con movimenti sospetti delle truppe russe ai confini dell’Ucraina (ma pur sempre all’interno della madrepatria) e le esternazioni sempre più allarmate dei vertici ucraini. Che la situazione sia ormai fuori dall’ordinario lo dimostra il fatto che il ministero degli Esteri russo abbia deciso di pubblicare una parte della corrispondenza diplomatica tra Serghei Lavrov e la controparte tedesca e francese, ovvero gli altri partecipanti al formato di Normandia. “Non vogliamo sabotare gli accordi, il nostro ruolo è stato travisato”, ha tuonato Lavrov. La Wikileaks in salsa russa, per Mosca, lo dimostra.

A ben vedere però la lettera congiunta di Maas (Berlino) e Le Drian (Parigi) indica una differenza di posizioni sulla questione cardine delle parti in causa: per Mosca l’Ucraina dovrebbe aprire negoziazioni “dirette” con i separatisti di Luhansk e Donetsk, il conflitto sarebbe di natura “interna” e la Russia andrebbe considerata come “un facilitatore” del dialogo all’interno del gruppo trilaterale Osce, che materialmente porta avanti molte negoziazioni. Tutti punti che Berlino e Parigi “non condividono”. Eppure propongono “possibili soluzioni” per arrivare al vertice dei quattro ministri degli Esteri, prodromo al summit dei leader. Ed è proprio qui che tutto si è impantanato di nuovo. Mosca, su queste basi, non ci sta.

La Bielorussia

Putin è intervenuto anche sull’altro fronte, quello bielorusso. “Non si può fare a meno di vedere che i Paesi occidentali stanno usando la crisi migratoria al confine tra Bielorussia e Polonia come un nuovo motivo di tensione in una regione vicina a noi, per fare pressione su Minsk”. Il consiglio del Cremlino all’Europa, in questo caso, è di “rinsavire” e “smettere di dare la colpa di tutti i suoi guai alla Russia”, ma al contrario “concentrarsi sulle cause profonde dei problemi che l’affliggono”.

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