Italia
20.10.2021 - 17:10
Aggiornamento: 17:29

In Puglia reddito di cittadinanza a 109 mafiosi

I boss e alcuni loro parenti avrebbero percepito per mesi, illecitamente, importi da 1’200 a 16mila euro, per oltre 900mila euro complessivi

Ansa, a cura de laRegione
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Keystone
Il reddito di cittadinanza è una misura fortemente voluta da M5S

Boss, mogli e figli di assassini e trafficanti di droga: 109 mafiosi e loro parenti avrebbero percepito per mesi, illecitamente, il reddito di cittadinanza, con importi dai 1’200 ai 16mila euro per nucleo familiare, per oltre 900mila euro complessivi.

Lo hanno scoperto i finanzieri di Bari che, coordinati dalle Procure di Bari e Trani, hanno notificato a 109 persone altrettanti provvedimenti di sequestro sia delle disponibilità finanziarie, ritenute provento del reato, sia delle “carte postamat Rdc” utilizzate dagli indagati per prelevare il sussidio.

La Guardia di finanza, che ha ribattezzato l’operazione “Veritas”, ha accertato che tra coloro che nel 2020 e nei primi mesi del 2021 hanno chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza c’era anche il boss Michele Matteucci, 53enne esponente di spicco del clan Cannito-Lattanzio di Barletta, già condannato per associazione mafiosa e tentato omicidio, oltre ai familiari di mafiosi ai vertici di quasi tutti i gruppi criminali baresi. Come quelli di Antonio Battista del clan Di Cosola, che sta scontando una condanna all’ergastolo perché mandante dell’omicidio di Giuseppe Mizzi, il 39enne vittima innocente di mafia, ucciso per errore nel marzo 2011 a Bari. O i familiari di Antonio Busco, 39enne protagonista della guerra di mafia con il clan Parisi-Palermiti che nella primavera 2017 ha insanguinato il quartiere Japigia di Bari. Ma ci sono anche affiliati e parenti di boss dei clan mafiosi Strisciuglio, Capriati, Diomede-Mercante.

I militari, in collaborazione con le direzioni provinciali dell’Inps, hanno analizzato le posizioni dei soggetti gravati da sentenze di condanna definitiva per reati di mafia e quelle dei loro familiari, accertando così che 37 condannati e 72 loro parenti per mesi avrebbero percepito indebitamente il sussidio, omettendo di comunicare le condanne ricevute nel decennio precedente alla richiesta dell’Rdc, come prevede la norma. Oltre al sequestro penale, gli esiti degli accertamenti sono stati comunicati all’Inps per l’adozione dei provvedimenti di decadenza o di revoca dei benefici illecitamente erogati e per l’avvio delle azioni di recupero dell’indebito percepito. L’obiettivo dell’indagine, spiegano gli investigatori in una nota, è stato quello di “contrastare l’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia legale, nonché l’illecita percezione delle risorse pubbliche destinate a persone in effettive condizioni di difficoltà finanziaria”.

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