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Estero
29.06.2020 - 23:280

Messico, per i 43 studenti scomparsi forse una svolta

Uno dei principali sospettati del sequestro del 2014 è stato fermato dalla polizia settimana scorsa.

Uno dei principali sospettati di aver partecipato al sequestro e alla successiva scomparsa nel settembre 2014 di 43 studenti messicani di Ayotzinapa, nello Stato meridionale di Guerrero, è stato arrestato la settimana scorsa e si trova recluso in una prigione di Almoloya, nello Stato di Messico. Un arresto che viene descritto come una possibile svolta.

Si tratta - scrive oggi il quotidiano La Jornada - di Angel Casarrubias Salgado, detto "El Mochomo", che secondo le autorità è il leader del Cartello "Guerreros Unidos", una organizzazione criminale che sarebbe colpevole di aver fatto sparire nel nulla, gli studenti, ricercati senza sosta da famigliari ed amici. Il Governo messicano li ha dati per morti da diversi mesi, visto che alcuni di loro compagni erano stati uccisi al momento dell'assalto. 

La cattura di Casarrubias Salgado è avvenuta su richiesta di un giudice federale a Metepec, nello Stato di Mexico, con la partecipazione della Procura generale della repubblica (Fgr) e del ministero della Sicurezza messicano

Dai pochi elementi certi dell'inchiesta svolta per anni è emerso che i giovani, che frequentavano uno dei licei politicamente più attivi della regione, si erano impadroniti di vari autobus per recarsi nella capitale dove volevano partecipare alle proteste in ricordo di un massacro di studenti nel 1968.

Ma quando giunsero a Iguala furono fermati da agenti che li trasferirono nella città di Cocula. Qui il gruppo fu consegnato all'organizzazione "Guerreros Unidos" perché si presumeva che fosse vincolato con la banda nemica di questa, "Los Rojos", o che avevano nell'autobus un carico di droga o di armi.

Sospetti, ma niente prove

Quattro mesi dopo la loro scomparsa, il 27 gennaio, l’allora procuratore generale della repubblica, Jesús Murillo Karam, aveva informato i media che gli studenti di Ayotzinapa erano stati confusi con un gruppo di narcotrafficanti della zona (Los Rojos) e che per questo erano stati uccisi da un gruppo rivale. Per il procuratore, i corpi dei 43 studenti scomparsi erano stati incendiati in una discarica di Colula e le ceneri sono state gettate nel fiume San Juan. Altre inchieste giornalistiche e scientifiche hanno tuttavia smentito una a una le prove ufficiali.

Il sottosegretario ai Diritti umani, Alejandro Encinas, ha posto tempo fa una ricompensa di 1,5 milioni di pesos (70'000 euro) per informazioni utili a chiarire l'accaduto.
 
 

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