Estero
13.10.2019 - 08:460
Aggiornamento : 09:53

Scandinave decapitate, i due svizzeri rifiutano le condanne

Si distanziano dai terroristi che le hanno sgozzate: il primo è riuscito a farsi abbassare la pena da 10 a 5 anni, il secondo (20 anni) attende l'appello

Nel caso delle due turiste scandinave uccise in Marocco lo scorso dicembre presumibilmente per motivi islamici, i due imputati svizzeri non accettano le sentenze pronunciate nei loro confronti. Lo riporta oggi il giornale romando 'Le Matin Dimanche'. Per la morte della 24enne danese Louisa Vesterager Jespersen e della 28enne norvegese Maren Ueland, ricordiamo, in luglio la Corte d'assise d'appello di Salé, nei pressi del capitale Rabat, ha condannato 24 persone. Tre le condanne a morte pronunciate, nonché un ergastolo, nei confronti dei quattro principali imputati. Con loro condannate a pene 'minori' venti persone imputate a vario titolo come complici. In questa circostanza un cittadino svizzero-britannico è riuscito a farsi ridurre da 10 a 5 anni la pena detentiva; ora chiede tuttavia che la Corte di cassazione pronunci l'assoluzione o il trasferimento in Svizzera al fine di migliorare le condizioni di detenzione. L'avvocato difensore del trentenne si è battuto insistendo sul fatto che il suo cliente non farebbe parte di un'organizzazione terroristica. Anzi, il giovane secondo il legale «ha sin dall'inizio affermato che tutte le sue relazioni con i fondamentalisti dovrebbero servire ad aiutare i servizi segreti elvetici a smascherare le cellule terroristiche in Svizzera». L'altro cittadino elvetico, con doppia cittadinanza spagnola, in primo grado è stato condannato a 20 anni di carcere; nel frattempo continua ad attendere la sentenza d'appello. I tre principali imputati, che avevano confessato di aver decapitato le giovani donne, sono stati condannati alla pena di morte, che non è più stata applicata in Marocco dal 1993.

 

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