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Ultimo aggiornamento: 13.12.2019 11:47
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Estero
16.07.2019 - 18:290

La mafia italiana controllava il traffico di cocaina dal Brasile

Un'indagine coordinata fra polizia carioca, italiana e francese ha scoperto di smantellare una rotta dal Sud America portava in Calabria, via Costa d'Avorio

Un'indagine condotta dalla polizia brasiliana, in collaborazione con quelle italiana e francese, ha scoperto che alcuni esponenti della mafia italiana erano i proprietari di quasi 1,2 tonnellate di cocaina sequestrate lo scorso settembre nel porto di Santos, sul litorale di San Paolo: lo rende noto oggi G1, il portale di notizie della Rede Globo.

Secondo la fonte giornalistica, la polizia ha smantellato l'organizzazione criminale nelle ultime settimane, dopo il ritrovamento di centinaia di tavolette di cocaina nascoste in rulli compressori. La droga sarebbe stata inviata al porto di Abidjan, in Costa d'Avorio, per poi essere spedita in Calabria.

Le autorità sono così state in grado di identificare una nuova rotta internazionale della droga, che utilizzava il continente africano come tappa intermedia per fare arrivare gli stupefacenti in Italia.

Per la polizia federale brasiliana, i membri della mafia usavano false aziende di costruzione in Costa d'Avorio per poter importare dal Brasile i macchinari carichi di cocaina.

Sempre secondo il reportage di G1, tra i responsabili del trasporto delle merci ci sono sei italiani, tre ivoriani e un franco-turco. Tutti si ritrovavano in un locale italiano ad Abidjan per organizzare il traffico della droga.

"Abbiamo le prove che le merci erano destinate alla 'ndrangheta e alla camorra, e che gli arrestati erano coinvolti nel traffico", ha detto a G1 l'agente francese Silvain Coué, sottolineando che sono stati anche sequestrati denaro, armi e oggetti di alto valore.

Per gli inquirenti, la cocaina trovata nel porto di Santos è stata acquistata per 2,5 milioni di euro in Sud America, con l'obiettivo di rivenderla in Europa per 250 milioni di euro.

Il capo della polizia federale di Santos, Ciro Tadeu Moraes, ha detto che le autorità continuano a indagare il caso e a verificare se esiste un collegamento tra quest'ultimo schema di traffico di droga e l'arresto dei due latitanti Nicola e Patrick Assisi, avvenuto lo scorso 8 luglio a Praia Grande, sulla costa dello Stato di San Paolo.

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