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16.08.2017 - 18:28
Aggiornamento: 11.12.2017 - 18:20

Vaticano: il rinnovo della caserma della Guardia Svizzera sul tavolo di architetti ticinesi

a cura de laRegione
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Gregorio Borgia

In Vaticano la caserma della Guardia Svizzera, ormai vetusta, sta per essere interamente ristrutturata o potrebbe anche essere ricostruita. E uno studio ticinese, Durisch + Nolli, si sta occupando delle fasi preliminari del nuovo progetto.

Le conclusioni dello studio preliminare eseguito dallo studio di architetti incaricato - riferisce il portale cattolico svizzero Cath.ch - saranno consegnate in autunno, secondo Jean-Pierre Roth, presidente della Fondazione che sostiene il progetto. 

"Si dovrà semplicemente rinnovare la caserma delle Guardie svizzere oppure demolirla per ricostruirla?", si chiede ancora Roth, senza poter rispondere alla domanda. Né si può ancora specificare la natura dei lavori necessari al miglioramento dell'edificio. I risultati dello studio determineranno la durata, l'ambito e il finanziamento del cantiere. Fin dal 2015 le verifiche sulla struttura erano senz'appello: i locali che ospitano la Guardia pontifica sono vetusti e hanno problemi di umidità.

"Gli spazi troppo stretti e strutturalmente obsoleti non sono più adatti al funzionamento di un esercito moderno", aggiunge Roth. Anche se si tratta del "più piccolo del mondo", come la Guardia svizzera è universalmente nota.

Gli obblighi di modernizzazione, tra l'altro, coincidono con le nuove regole, meno rigide, che riguardano la possibilità delle guardie di sposarsi. Con l'autorizzazione del segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, infatti, i soldati che desiderano farlo potranno convolare a nozze dopo cinque anni di servizio, impegnandosi per tre anni supplementari. Non dovranno più conseguire il grado di caporale, come il regolamento richiedeva finora. Un vincolo temporale che spesso li obbligava a rinunciare al servizio nella Guardia pontificia. Con le nuove norme, quindi, bisognerà trovare gli spazi supplementari per ospitare le famiglie, spiega il presidente della Fondazione.

La sfida per il nuovo progetto è di un certo livello, anche perché i vincoli tecnici esistenti si aggiungono all'obbligo di preservare la facciata storica dell'edificio, risalente al 1825. Il presidente Roth evoca anche l'aspetto logistico che complica ancora questo "grosso affare": bisogna infatti spostare la truppa durante tutto il tempo delle opere. "Cantiere o no - sottolinea -, le guardie devono continuare ad assicurare la sicurezza del Papa nelle migliori condizioni possibili".

Per sostenere il progetto, il 31 agosto 2016 è stata quindi creata la Fondazione per il Rinnovo della Caserma della Guardia svizzera pontificia, che sarà sciolta alla fine dei lavori. "Essa è complementare alla Fondazione per la Guardia Svizzera in Vaticano, che esiste dal 2000 e che fornisce sostegno materiale, sociale e finanziario agli arruolati", precisa Roth. La seconda Fondazione, secondo il presidente, permetterà di raccogliere fondi ma soprattutto di portare quella "expertise" nei campi militare, architettonico e immobiliare che lo Stato vaticano non possiede.

E lo studio di architetti ticinese "Durisch + Nolli" di Massagno non è stato scelto per caso. "La lingua era un criterio importante - spiega Roth -. Volevamo che la comunicazione con il Vaticano fosse agevole". In più lo studio ha anche lavorato alla ristrutturazione di edifici religiosi. Intanto la Fondazione è già attiva, avendo consentito la ristrutturazione della Sala di comando della Guardia Svizzera: la sede sarà inaugurata il prossimo 25 settembre, ma è già operativa dall'inizio dell'anno. (Ansa/red).

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