Estero
16.06.2017 - 19:190
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:19

Il giallo della morte di Al Baghdadi

I jihadisti dell’Isis, stretti d’assedio a Mosul e Raqqa, potrebbero avere perso il loro 'Califfo', forse ucciso in un raid russo, secondo quanto afferma il ministero della Difesa di Mosca. Un annuncio che però, almeno per ora, non è suffragato da prove più solide di quelle fornite in passato da altre fonti che avevano parlato a più riprese della morte o il ferimento di Abu Bakr al Baghdadi.

La notizia dell’uccisione di Al Baghdadi in un bombardamento il 28 maggio a sud di Raqqa, in Siria, non è confermata né dalla Coalizione internazionale a guida Usa, né da fonti sul terreno, e nemmeno da altre istituzioni russe. "Per il momento io non ho la conferma al cento per cento di questa informazione", ha ammesso il ministro degli Esteri Serghiei Lavrov.

Non è chiaro chi potrebbe prendere il posto di Baghdadi alla guida dell’Isis se fosse stato veramente ucciso. Il suo attuale numero due è considerato Ayad Abdul-Rahman al Obeidi, alias Abu Saleh Haifa, ex ufficiale dell’esercito di Saddam Hussein.

Soltanto nel pomeriggio il ministro della difesa, Serghiei Shoigu, ha fornito in una riunione informazioni al presidente Vladimir Putin e ai membri del Consiglio di sicurezza russo. In mattinata il ministero aveva annunciato la possibile morte di Baghdadi "secondo informazioni" che, si sottolineava, "si stanno verificando attraverso diversi canali".

Secondo la stessa fonte il capo dell’autoproclamato Stato islamico era presente a una riunione dei leader dell’organizzazione vicino a Raqqa, presa di mira dai jet russi Su-35 e Su-34 dopo che si era avuta conferma dai droni del luogo in cui avveniva il vertice. Il ministero della Difesa di Mosca aveva detto che nel raid erano stati uccisi membri di alto livello del cosiddetto Consiglio militare dell’Isis, nonché circa 30 comandanti di campo di medio rango e fino a 300 miliziani addetti alla loro sicurezza personale.

Il ministero della Difesa ha anche diffuso immagini satellitari che mostrano la distruzione di un’area dove, secondo la stessa fonte, si stava svolgendo il vertice quando è avvenuto il raid. In una fotografia scattata il 13 maggio si vedono quattro case che poi, in un’istantanea del 29 maggio, appaiono rase al suolo.

Il ministero della Difesa ha anche fornito i nomi di tre dirigenti dell’Isis che sarebbero stati uccisi: Abu al Khadji al Misri, Suleiman al Shauah e Ibrahim Nayef Hajj. Tuttavia l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus), sollevando dubbi sulla ricostruzione russa, afferma che il terzo nome fornito è quello di "un anziano profugo ucciso in un raid aereo lo scorso 24 maggio assieme a 9 membri della sua famiglia".

"Sembra che ai russi siano arrivate informazioni non accurate", ha detto il direttore dell’Ondus, Rami Abderrahman. "Non crediamo che il leader dell’Isis si trovasse a Raqqa, attaccata dalle forze curde e sotto pesanti bombardamenti aerei", ha aggiunto Abderrahman, affermando invece di avere informazioni circa la presenza di Baghdadi nella regione siriana orientale di Dayr az Zor, confinante con l’Iraq, ultima grande città ancora saldamente controllata dallo Stato islamico.

Il portavoce della Coalizione internazionale a guida Usa, Ryan Dillon, ha detto che la notizia della morte di Baghdadi sarebbe "bene accolta", ma ha sottolineato che "non ci sono prove definitive". Senza contare le tante volte che l’uccisione o il ferimento del capo dell’Isis è stato annunciato da diverse fonti a partire dal 2014 in località irachene o siriane. L’ultima risale a pochi giorni fa, quando la televisione di Stato di Damasco aveva detto che Baghdadi era morto in un raid su Raqqa il 10 giugno. Tredici giorni dopo, quindi, la data fornita da Mosca.

Le ultime immagini di Baghdadi risalgono al 4 luglio del 2014, quando proclamò la rinascita del ’Califfato’ durante un sermone nella storica moschea Al Nuri nella Città vecchia di Mosul, l’ultimo bastione ancora nelle mani dei suoi uomini nella ormai ex ’capitale’ irachena dell’Isis. L’ultimo messaggio audio diffuso risale invece al 3 novembre 2016, quando si rivolse ai suoi seguaci per incitarli a difendere Mosul dall’offensiva delle forze governative di Baghdad.

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