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25.10.2015 - 23:200
Aggiornamento 11.12.2017 - 18:13

Assad detta le condizioni per nuove elezioni 

 Una soluzione politica per la Siria, ma alle condizioni di Bashar al Assad. Su pressione di Mosca, il presidente siriano si è detto disposto a tenere, «se necessario», elezioni presidenziali anticipate, il voto per il rinnovo del parlamento e ad avviare una riforma costituzionale. Ma, ha precisato: «Solo dopo la vittoria sul terrorismo in territorio siriano». In sostanza dopo la sconfitta dell’Isis e non solo. Assad, da cinque anni alle prese con una sanguinosa guerra civile che ha causato 250mila morti, e con l’espansione del terrorismo jihadista, si è inoltre detto disposto ad aprire il voto a «forze di opposizione patriottiche e ragionevoli», ma anche a correre egli stesso per le presidenziali, se «il popolo non si opporrà». Rieletto oltre un anno fa con un voto contestato dall’opposizione, il mandato naturale di Assad scade nel 2021, mentre quello del parlamento a maggio 2016. A riferire delle intenzioni del presidente siriano ai media russi e internazionali sono stati membri della delegazione parlamentare russa in visita a Damasco, dopo che solo ieri il ministro degli Esteri, Serghiei Lavrov, aveva sottolineato che nuove elezioni dovranno far parte di un processo politico che integri «la fase militare contro il terrorismo», quella cioè che da circa un mese vede l’aviazione russa affiancare il regime siriano nella guerra contro lo Stato Islamico e altri gruppi ‘terroristici’ di opposizione. L’ingresso della Russia nel conflitto è «l’inizio di una nuova pagina della storia» e determinerà il futuro della regione e del mondo, ha detto ancora Assad ai russi, stando a quanto riferisce l’agenzia di Stato Sana. Sconfiggere i gruppi terroristici – ha aggiunto – porterà a una soluzione politica che «piaccia al popolo siriano e conservi la sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale della Siria». Ma mentre la guerra imperversa, causando decine di vittime ogni giorno e il più grande esodo di profughi da decenni, è sul futuro di Assad che si gioca gran parte della partita diplomatica internazionale che riguarda la Siria: da una parte Stati Uniti, Ue e alcuni Paesi arabi che ritengono indispensabile un’uscita di scena e dall’altra la Russia, che pensa che a decidere debbano essere i siriani.

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