Sono terminati i lavori per la creazione di una struttura strategica in grado di proteggere l'abitato del comune lacustre dalle minacce idrogeologiche

A quasi sei anni dal nubifragio del 7 giugno 2020 che mandò sott’acqua il centro di Lavena Ponte Tresa – esondarono il Ceresio, il fiume Tresa e il torrente Tarca – sono terminati i lavori per la realizzazione di un’opera fondamentale per la sicurezza del territorio e dei suoi residenti. Si tratta di un canale scolmatore, struttura strategica in grado di proteggere l’abitato del comune lacustre dalle minacce idrogeologiche.
Il progetto era nato dalla necessità di mettere in sicurezza una vasta zona del paese, duramente colpita dalla terribile alluvione, tanta fu l’acqua: in otto ore pari alla media di un mese piovoso. In quell’occasione, le abbondanti piogge causarono l’allagamento di un’estesa area residenziale, evidenziando la fragilità del sistema di deflusso delle acque montane. L’opera, che ha richiesto un investimento complessivo di 500’000 euro, consiste in un’imponente infrastruttura idraulica progettata per intercettare i torrenti che scendono dalla montagna. Attraverso un percorso a cielo aperto, le acque vengono ora convogliate in modo controllato oltre le abitazioni, fino a confluire nel Torrente Lavena. Questo sistema permette di gestire portate d’acqua significative, riducendo drasticamente il rischio di esondazioni nel centro abitato. Tra i tanti luoghi di Lavena Ponte Tresa danneggiati dal nubifragio di cinque anni fa c'era anche la biblioteca comunale. La grande massa di acqua e fango che si è riversata nelle strade del centro aveva invaso anche i locali della biblioteca, che si preparava a riaprire dopo il blocco imposto dalla pandemia. Sul posto erano arrivati molti volontari, anche da Tresa, a dare una mano. Questo aveva permesso di salvare gran parte dei volumi. Un centinaio quelli irrecuperabili. Ingentissimi i danni.