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06.11.2022 - 18:16
Aggiornamento: 18:38

’Ndrangheta, preoccupano le attività a ridosso del confine

Un rapporto dell’Osservatorio di criminalità organizzata attribuisce alla provincia di Como ‘la massima minaccia mafiosa’

di Marco Marelli
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Ti-Press
Situazione da monitorare

La Lombardia è la seconda regione di ‘ndrangheta in Italia, preceduta solo dalla Calabria. La provincia di Como è quella con il rating più alto, ovvero la massima minaccia mafiosa. "Un’avanzata non sempre pacifica, in quanto segnata da un fenomeno d’intimidazione strisciante e di violenza a bassa intensità". È quanto emerge dal Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia realizzato dall’osservatorio Cross (Osservatorio della Criminalità organizzata della Statale di Milano) e da Polis Lombardia. Un rapporto di oltre 190 pagine, basato su inchieste giudiziarie e rapporti delle forze dell’ordine, presentato nel corso di una seduta della Commissione antimafia regionale.

‘Realtà confermata dai fatti’

L’analisi copre gli anni tra il 2018 e il 2021 e racconta l’evoluzione della geografia mafiosa nelle diverse zone della regione. Il metodo usato nella ricerca è quello "delle agenzie di rating" ha spiegato Nando Dalla Chiesa, direttore dell’osservatorio Cross. Alla provincia di Como è stato dato il punteggio uno, che rappresenta la "massima minaccia mafiosa". Punteggio due per le province di Lecco e Varese, a conferma che a ridosso del Ticino è sempre più forte il dinamismo mafioso. Una poco confortante realtà confermata dal fatto che Como e Varese hanno in Lombardia il primato di ben dodici operazioni delle forze dell’ordine di cui si è parlato a lungo anche in Svizzera.

‘In Svizzera per sfuggire alla repressione’

Dodici operazioni nel periodo compreso fra il 2018 e il 2022. "La funzione delle tre province pedemontane sembra diventare via via sempre più importante negli anni – scrivono ricercatori –. Senz’altro per il livello di radicamento raggiunto e la ormai conclamata stabilità delle famiglie calabresi che le presiedono, con evidenti processi di ricambio generazionale. Ma anche per una nuova cerniera operativa da esse svolta (specialmente Como e Varese) verso la Svizzera: meta, quest’ultima, di nuovi e rapidi spostamenti da parte dei clan per meglio sfuggire alla repressione sul territorio lombardo o innestare nuove ‘colonie’ nel complessivo tessuto della propria diffusione europea".

‘Segnali pericolosi anche a Sondrio’

L’attenzione dei ricercatori si è concentrata anche su quelle zone dove in passato non si era registrata una presenza radicata delle organizzazioni mafiose, come Sondrio. Una provincia "praticamente vergine" ma che negli ultimi anni ha visto manifestarsi dei segnali pericolosi. Un aspetto da non sottovalutare se si pensa che proprio in questa zona arriveranno i fondi pubblici destinati alle infrastrutture in vista delle Olimpiadi del 2026. "È verosimile che l’arrivo di importanti finanziamenti legati al Pnrr prima e alle Olimpiadi invernali poi, indurrà la ’ndrangheta a tentare di ‘allungare il passo’ verso l’economia legale del territorio" si legge nel rapporto. Un motivo d’allarme è la mimetizzazione da parte della ’ndrangheta. A lanciarlo è Alessandra Dolci, procuratore aggiunto capo della Dda di Milano: "Questo processo di mimetizzazione e di ricerca del consenso sociale da parte della ’ndrangheta è pericoloso per la nostra economia perché rischia di alterare le regole del mercato".

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