19.08.2022 - 18:40
Aggiornamento: 19:28

Donna uccisa a Malnate, arrestato un conoscente

Un 60enne è stato arrestato per l’omicidio della 73enne trovata morta in casa sua a Malnate il 22 luglio

Ansa, a cura di Red.Web
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Un uomo di 60 anni, con precedenti penali per reati contro il patrimonio e truffe anche ai danni di persone anziane è stato arrestato per l’omicidio della 73enne, trovata uccisa nella sua casa con la testa fracassata, a Malnate (Varese) il 22 luglio. Ne dà notizia la Procura di Varese. L’uomo, che la vittima conosceva, il giorno del delitto era andato in vacanza dove era rimasto fino al 17 agosto. Prestava attività di volontariato presso un’associazione che si occupa di anziani.

La vittima – hanno stabilito le indagini dei Carabinieri di Varese – aveva già incontrato l’arrestato, che prestava attività di volontariato in un’associazione alla quale si rivolgono le persone anziane che hanno bisogno di accompagnamento sociale, trasporto amico o di ricevere farmaci a domicilio, e, in alcune occasioni, la vittima aveva usato questo servizio. I militari hanno quindi identificato un uomo che alcuni vicini di casa, il giorno dell’omicidio, avevano visto bussare alla porta di casa della donna. Uno dei vicini aveva raccontato di averlo già visto, qualche mese prima, parlare sul pianerottolo con l’anziana.

Dalle indagini erano emersi altri elementi di prova. La donna era stata uccisa nell’ingresso dell’abitazione, vicino ad un mobile con un pesante vaso di fiori secchi. Fiori che sono stati trovati sotto il corpo della donna, mentre il vaso era al suo posto. Gli accertamenti del Ris di Parma hanno consentito di trovare all’interno del vaso le impronte dell’arrestato che il 22 luglio era andato in vacanza dove era rimasto fino al 17 agosto, abbandonando l’albergo in cui si trovava senza saldare il conto. Dalla casa, l’uomo aveva preso due telefoni, il primo era spento dal giorno precedente l’omicidio, l’altro ha cessato ogni attività alle 12 e 52 del giorno del delitto. I telefoni sono stati prelevati stando all’ordinanza di custodia cautelare, perché con "ogni evidenza contenenti messaggi e contatti riconducibili all’aggressore"

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