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23.06.2022 - 18:18

Sindaco di Como, domenica un ballottaggio senza pronostico

La candidata del centrosinistra Minghetti, 40% al primo turno, ha la concorrenza di Rapinese su cui può coalizzarsi tutto il centrodestra

di Marco Marelli

A Como nessun accordo di apparentamento – il termine è scaduto domenica 19 giugno – per il ballottaggio di domenica 26 giugno per la scelta del sindaco tra la candidata del centrosinistra Barbara Minghetti e Alessandro Rapinese, lista civica Rapinese Sindaco, alla sua terza corsa per la poltrona di primo cittadino.

Rapinese per 103 voti ha avuto la meglio sul candidato del centrodestra (Fratelli d’Italia, Lega per Salvini e Forza Italia) Giordano Molteni, clamorosamente escluso dal secondo turno. Un flop inatteso che ha varcato i confini comunali per diventare un caso nazionale, anche perché è la prima volta che il centrodestra in riva al Lario viene escluso dal ballottaggio. E come era facile prevedere il flop di Giordano Molteni, indicato dal partito di Giorgia Meloni – in forte crescita anche a Como, dove al primo turno ha ottenuto un consenso doppio rispetto a Matteo Salvini – si sta tramutando in una rissa tra Fdl e Lega, con accuse reciproche e parole forti.

"A Como qualcuno ha sbagliato", è l’accusa del capo leghista rivolta ai meloniani. La risposta di Stefano Molinari, coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia non si è fatta attendere: "Salvini ha ragione, a Como qualcuno ha sbagliato. È incomprensibile il 6,6% ottenuto dalla Lega nel capoluogo, quando a Erba ha preso il 14%. Con quel risultato ora saremmo al ballottaggio". Come dire che se il centrodestra a Como ha clamorosamente toppato la colpa per i meloniani è della Lega. Nonostante accuse e parole forte Fdl e Lega in vista del ballottaggio sembrano ritrovare una unità d’intenti. Ha incominciato Salvini: "Nessuna indicazione di voto, ma certamente non voterei la sinistra". Pressoché identiche le parole di Molinari: "Nessuno voti la sinistra".

Insomma, uno schieramento di campo che sembra destinato a favorire la rincorsa di Rapinese che al primo turno ha ottenuto poco oltre il 27 per cento dei consensi, mentre Barbara Minghetti ha sfiorato il 40%. La candidata del centrosinistra è sostenuta da cinque liste, a partire dal Pd che con il 20% dei consensi è tornato a essere il primo partito di Como.

L’esito del voto del primo turno sembra essere favorevole a Barbara Minghetti, ma le parole del leader leghista e dell’esponente di Fdl rendono incerto l’esito del ballottaggio. I voti ottenuti da Giordano Molteni che sino a ora non ha fatto conoscere le sue intenzioni di voto possono determinare l’esito del ballottaggio a cui guardano con interesse anche i palazzi romani della politica.

In libera uscita è pure la manciata di voti (meno del cinque per cento) ottenuta dagli altri cinque aspiranti sindaco. "I comaschi scelgono un’idea, un metodo, una forza di governo piena di energia e di voglia di fare – commenta Barbara Minghetti –. Questo momento non si può affrontare con un uomo solo al comando e i cittadini hanno dimostrato di averlo capito. La prima cosa su cui stiamo a ragionare è l’alta percentuale di persone che ha scelto di non votare e che ci deve far riflettere. Ecco, perché in questi giorni sto girando casa per casa, quartiere per quartiere".

A testa bassa Rapinese contro la rivale: "Barbara Minghetti pensa che per diventare sindaco i suoi interlocutori non siano i cittadini comaschi bensì Confindustria, Cgil, Guzzetti, Calenda, Renzi, Letta e tutti i personaggi famosi che fino a oggi l’hanno sponsorizzata. I nostri sponsor sono i comaschi’’.

Un ballottaggio senza pronostico.

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