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Sulle strade, un pericolo per sé e per gli altri
27.02.2022 - 15:26
Aggiornamento: 16:07
di Marco Marelli

‘RoadKill’: non piacciono (ma funzionano) i ‘beeep!’ anticervo

Suscitano proteste anche violente i dissuasori acustici piazzati in Valtravaglia e Valcuvia. Ma il calo di incidenti dà ragione alla Comunità montana

Semafori anticervo sulle strade delle Valli del Verbano. Apparecchiature che tolgono il sonno (non mancano le proteste, alle volte anche violente), ma i dati statistici riguardanti il loro impiego sul territorio certificano il contributo sul fronte della sicurezza stradale, con una diminuzione degli incidenti causati da animali selvatici.

Si tratta di dissuasori acustici, poco apprezzati da una parte della comunità locale, ma valorizzati da Comunità montana Valli del Verbano, ente che da subito ha creduto nell’utilità del progetto, denominato "RoadKill", che a distanza di oltre quattro anni dalla prima sperimentazione continua a essere alimentato tra interventi manutentivi e idee di potenziamento.

Il sistema finanziato da Fondazione Cariplo con 400mila euro, e attivato dalla Comunità montana, è in funzione su alcune delle più trafficate strade della Valtravaglia e della Valcuvia, tutte di importanza strategica (molto frequentate da frontalieri e ticinesi) e situate in prossimità di aree boschive o zone dove sono frequenti gli avvistamenti (e attraversamenti) di ungulati. Gli impianti sono in totale otto e coinvolgono altrettanti comuni: Luino, Germignaga, Mesenzana, Cuveglio, Cittiglio, Laveno e Porto Valtravaglia.

L’apparecchio, composto da lettori a raggi infrarossi e termocamere, rileva i movimenti degli animali nel bosco ed emette un lampeggiamento ogni volta che contemporaneamente capta la presenza di un veicolo in arrivo. Se la velocità del mezzo non diminuisce, scendendo sotto i 50 chilometri orari in prossimità della zona dove potrebbe avvenire l’impatto con l’animale, alla segnalazione luminosa segue quella acustica, che ha principalmente lo scopo di dissuadere l’animale selvatico dal scendere sulla carreggiata, "invitandolo" così a rientrare nel bosco.

Nel frattempo, negli uffici della Comunità montana si attendono i nuovi dati, per avere conferma del trend sopra riportato, mentre è in fase di studio una possibile collaborazione con il Ticino nelle aree di confine. A questo proposito viene fatto notare che il dialogo è aperto, considerato che sulle strade ticinesi sono già presenti apparecchi simili a quelli in funzione nelle aree a ridosso del confine.

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