29.10.2021 - 20:43

Mottarone: ‘decisione forchettoni era condivisa’

Disastro della teleferica, il riesame accredita parole Tadini. Il Gip trascurò elementi obiettivi nell’inchiesta

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(Vigili del fuoco)

Quando dispose la scarcerazione di due degli indagati per la sciagura del Mottarone, costata la vita a 14 persone e il ferimento del piccolo Eitan, la gip Donatela Banci Buonamici, del tribunale di Verbania, non tenne conto di alcuni “elementi obiettivi" emersi nel corso dell‘indagine dei carabinieri e della procura. Con linguaggio sobrio e misurato, i giudici del tribunale del riesame di Torino hanno capovolto le tesi della collega che lo scorso 27 maggio, al termine di un‘udienza infuocata, aveva in larga parte sconfessato la linea del pubblico ministero Olimpia Bossi. Il collegio presieduto dal magistrato Loretta Bianco ha capovolto l’impostazione di Banci Buonamici e ha disposto gli arresti domiciliari (il provvedimento è sospeso in attesa della Cassazione) per Luigi Nerini, gestore della funivia del Mottarone, e del direttore di esercizio Enrico Perocchio. La misura cautelare era rimasta in vigore solo per il capo servizio Gabriele Tadini. Il quale, però, a differenza di quanto sostenuto dal gip, è da considerare "credibile" quando chiama in causa gli altri due: era stato lui a ordinare di non rimuovere il blocco del sistema frenante della cabina (i cosiddetti ’forchettoni’) per un problema tecnico che non si riusciva a risolvere, ma "la decisione - disse - era condivisa da tutti". Non solo. Nella ricostruzione operata dalla giudice di Verbania c’è un errore sugli orari d’inizio di un paio d’interrogatori essenziali. E poi non si può immaginare come “incriminabile” il lavoratore della funivia che ha obbedito all’ordine di Tadini di non togliere i ’forchettoni’. "Un comportamento diverso non era seriamente esigibile”.

Dopo le scarcerazioni il fascicolo era stato tolto alla Banci Buonamici per una questione organizzativa interna al tribunale di Verbania poi finita al vaglio del Consiglio giudiziario, a Torino, e del Csm. Il tribunale ha anche suggerito un approfondimento investigativo sugli aspetti economici della gestione della funivia. Il rinnovamento dell’impianto ha richiesto 4,5 milioni, solo in parte arrivati dalla Regione e del Comune di Stresa. Al resto pensò un’associazione d’imprese formata dalla società di Nerini e dall’altoatesina Leitner, azienda leader nel settore, alla quale, una volta conclusi i lavori, fu affidata la manutenzione per 13 anni. Ora secondo i giudici si potrebbero esaminare i documenti sui costi effettivamente sostenuti per la manutenzione tra il 2016 e il 2021 dalla Leitner per capire se un minor numero d’interventi fosse economicamente conveniente.

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