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12.09.2021 - 19:17

Tragedia Mottarone: 'Mio nipote Eitan è stato rapito'

Il bambino sarebbe stato prelevato dal nonno materno e portato in Israele. A denunciare l'accaduto la zia del piccolo

di Igor Greganti/ANSA
tragedia-mottarone-mio-nipote-eitan-e-stato-rapito
(Keystone)

L'assurdità e la drammaticità di quello che sta accadendo ancora al piccolo Eitan, il bambino di 6 anni unico a salvarsi dalla tragedia della funivia del Mottarone e che è stato vittima ieri di un presunto rapimento da parte del nonno materno, è riassunta nelle parole di un legale che assiste proprio quell'uomo, Shmuel Peleg, ma solo sul fronte dei risarcimenti. «È stata una doccia fredda, avevo sconsigliato di fare questa guerra sulla pelle del minore», ha spiegato l'avvocato Franz Sarno, mentre la Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona.

Un'indagine che ovviamente porta all'iscrizione nel registro degli indagati di Peleg, che ieri, dopo una visita che gli era stata concessa, non solo non ha riportato il piccolo nella casa di Travacò Siccomario (Pavia) della zia paterna, Aya Biran, nominata dai giudici tutrice legale, ma a bordo di un volo privato, come pare, è tornato assieme a lui in Israele per "consegnarlo" al ramo materno della famiglia. Una «mossa unilaterale e gravissima», come l'ha definita la stessa Aya, sorella del padre morto il 23 maggio così come la madre del piccolo, il fratellino e i bisnonni. E che può costargli pure l'accusa di "sottrazione internazionale di minore", oltre che l'emissione di un mandato di cattura, mentre nelle indagini della polizia, coordinate dall'aggiunto Mario Venditti e dal pm Roberto Valli, si indaga anche su coloro che avrebbero aiutato il nonno a mettere in atto il rapimento. Intanto, la zia paterna fa notare che Peleg "è stato condannato in Israele per maltrattamenti nei confronti della sua ex moglie", nonna materna di Eitan, "in tre gradi di giudizio".

È in atto, dunque, con sullo sfondo anche interessi economici, una partita delicatissima proprio con al centro un bimbo che, dopo ciò che gli è accaduto, avrebbe diritto solo a una vita «il più possibile normale», parole della zia Aya. Partita che passa per i contatti tra l'autorità giudiziaria pavese e quella israeliana, per i canali della Farnesina, ma anche per diverse battaglie giudiziarie in Italia e nel Paese mediorientale. Con la prospettiva, però, che il rientro in Italia di Eitan possa essere molto complicato. «Seguiremo l'indagine e cercheremo di collaborare come meglio possibile, per fare in modo che il bimbo torni nel più breve tempo in Italia, siamo molto preoccupati per la sua salute, anche psicologica, è un fatto estremamente grave», ha spiegato l'avvocato Armando Simbari, legale che assiste la zia paterna.

«Abbiamo agito per il bene di Eitan», ha detto, invece, Gali Peleg, la zia materna, che già nei mesi scorsi aveva rivendicato il fatto che il bimbo dovesse vivere con lei. E ha raccontato persino che «Eitan ha urlato di emozione quando ci ha visto e ha detto 'finalmente sono in Israele'». Il dato di fatto è che prima il Tribunale di Torino e poi quello di Pavia, come hanno spiegato Aya e i suoi legali (tra cui anche una "protutrice", l'avvocato Barbara Bertoni), hanno confermato la tutela legale in capo alla zia paterna, in vista del procedimento sull'affidamento. «L'ordine della giudice, le mie richieste e le richieste ai legali della famiglia Peleg sono stati ignorati», ha chiarito Aya uscendo per pochi minuti dalla sua casa per parlare coi cronisti.

Come riferito dal legale Sara Carsaniga, che rappresenta la famiglia materna, è fissata per il 22 ottobre al Tribunale per i minorenni di Milano un'udienza sul "reclamo" contro la nomina della tutrice. Il Tribunale di Pavia, però, aveva già ordinato alla famiglia Peleg di consegnare ad Aya, entro il 30 agosto, il passaporto israeliano del bambino che, invece, «era in possesso, per motivi non chiari, del nonno materno». Passaporto con cui Peleg sarebbe riuscito a passare i controlli e a partire col piccolo. Era andato a prenderlo a casa alle 11.30. «Hanno parcheggiato lontano», ha spiegato Aya. Con lui probabilmente c'era la nuova moglie. Eitan era contento, ha raccontato la zia, perché sapeva che sarebbe andato a comprare "un giocattolo".

Dovevano rientrare alle 18.30, ma dopo inutili tentativi di chiamate ad Aya è arrivato solo un messaggio: «Eitan è tornato a casa». Ora, ha detto la donna in lacrime, «il suo letto è vuoto, Pavia è la sua città, lui è un cittadino italiano». Da riportare a casa. Domani avrebbe dovuto iniziare le Elementari all'Istituto Canossiane.

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