
La direzione appare chiara: i tassi d'interesse aumentano; lo dimostra l'andamento dei rendimenti a lungo termine, osservabile ad esempio nei titoli di Stato decennali di Stati Uniti, Germania e Svizzera. A seconda del momento, negli ultimi anni, i tassi d'interesse si sono moltiplicati, a vantaggio degli investitori e a scapito dei beneficiari del credito (vedi grafico).
Gli Stati Uniti pagano attualmente il 5.2% per il capitale decennale, ben 5 volte di più rispetto a 5 o 6 anni fa; il rifinanziamento dei debiti in scadenza diventa quindi nettamente più costoso per Stati e aziende. A ciò si aggiunge il fatto che un rendimento del 5% dei titoli di Stato USA a 10 anni è stato a lungo considerato una soglia critica oltre la quale i mercati finanziari globali possono entrare in turbolenza. Per il momento sembrerebbe che non se ne avvertano ancora gli effetti. In Germania i costi di finanziamento sono addirittura decuplicati a causa del recente andamento dei tassi d'interesse. La Svizzera rappresenta invece un caso particolare; sebbene nel confronto storico anche qui i tassi d'interesse siano aumentati sensibilmente, in termini assoluti si trovano ancora a un livello nettamente inferiore. Il mese scorso l'attenzione degli investitori si è concentrata anche sulla decisione sui tassi d'interesse della Fed statunitense, la quale a causa dell'aumento dell'inflazione ha alzato il suo tasso di riferimento. Con questa decisione, il nuovo presidente della banca centrale Kevin Warsh ha dimostrato che la Banca centrale americana rimane indipendente anche sotto la sua guida. La decisione, corretta sul piano economico, è tuttavia in contrasto con la volontà del presidente statunitense Donald Trump, favorevole a interessi bassi per stimolare l'economia.
Nel frattempo la Banca nazionale svizzera (BNS) ha mantenuto invariato il proprio tasso di riferimento a settembre. Aumentano tuttavia i segnali che anche la BNS rialzerà i tassi prima della fine dell'anno; nei prossimi 12 mesi prevediamo ora un tasso guida allo 0.5%.
