
Dopo il G7 la settimana scorsa sulle Alpi bavaresi, un altro summit mondiale questa volta sulle Alpi tirolesi: da oggi al 14 si svolge a Telfs-Buchen la 63esima conferenza Bilderberg, una specie di "Mini-Davos" con circa 140 big della politica e economia di 22 paesi.
Fra i presenti, tre primi ministri (Olanda, Finlanda, Belgio), due ministri delle finanze – l’olandese (presidente dellEurogruppo) Jeroen Dijsselbloem e il cancelliere dello scacchiere britannico George Osborne –, il presidente austriaco Heinz Fischer e la regina Beatrice d’Olanda, nonché advisor politici e Ceo di giganti industriali.
La riunione si svolge nella massima segretezza in una cornice privata: a differenza del G7 non saranno emessi comunicati o risoluzioni finali e le relazioni non saranno divulgate (il dossier finale di 150 pagine con tutti gli interventi resterà confidenziale e i relatori rimarranno anonimi).
Il nome viene dal luogo della prima conferenza nel 1954, l’Hotel de Bilderberg a Oesterbeek in Olanda. Questa volta è l’Interalpen Hotel Tyrol, albergo altrettanto lussuoso ed esclusivo. La segretezza ha contribuito al 'mito Bilderberg', ma secondo i critici la leggenda deriva semplicemente dalla mancanza di trasparenza.
I temi in agenda spaziano dal terrorismo all’Ucraina, da Iran e Medio Oriente alla 'patata bollente' Grecia, alla sicurezza digitale.
Nella lista dei partecipanti spiccano i nomi del gotha degli affari internazionali e del business globale: l’ex segretario di stato americano Henry Kissinger, il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg, la ministra della difesa tedesca Ursula von der Leyen, i presidenti di Airbus (Thomas Enders), Deutsche Bank (Paul Achleitner), Karstadt (René Benko), Axel Springer (Matthias Döpfner).
E ancora il presidente della Conferenza di Monaco sulla sicurezza, Wolfgang Ischinger, tre dirigenti di Google e il fondatore di Pay-Pal, Peter Thiel, l’ex presidente della Commissione europea José Barroso, l’ex premier francese Alain Juppé, l’ex cancelliere austriaco Alfred Gusenbauer.
Dagli Usa anche due pesi massimi: il generale John Allen, capo della lotta internazionale allo Stato islamico, e Jim Messina, lo stratega della campagna elettorale di Barack Obama nel 2012, segnale che è stato interpretato come un appoggio di Bilderberg alla candidatura di Hillary Clinton alla presidenza degli Usa.
Come ogni vertice che si rispetti, anche qui sono previste proteste in margine: fino a 2’100 gli agenti pronti in caso di necessità nella cittadina di 15 mila anime di Telfs. Il mistero che circonda Bilderberg alimenta le voci: secondo il sito anarcoide inforwars.com i partecipanti “vogliono creare disordine in modo che l’élite possa sfruttare il caos e presentarsi come salvatore e introdurre un totalitarismo statale ed economico”.