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12.03.2019 - 18:530

Contratto collettivo di lavoro snaturato

Dal 1° febbraio 2018 il personale delle stazioni di servizio è tutelato da un Ccl ratificato a livello federale con un salario minimo di almeno 3’600 franchi lordi al mese. Non in Ticino. Il Consiglio federale ci ha escluso dal salario minimo previsto dal Ccl su pressione di Atss (Associazione Ticinese Stazioni di Servizio), che rappresenta poco più della metà delle stazioni di servizio ticinesi. Il presidente è Matteo Centonze (Ecsa Energy Sa). Nei comunicati stampa di Atss si legge “Atss si è vista costretta a denunciare alla Seco il mancato rispetto della volontà della minoranza ticinese, dovuta al difficile e differente quadro macroeconomico cantonale”, lamentando una diminuzione dei volumi di vendita. Nel 2017 il presidente Matteo Centonze disse al Blick che l’importo è «fuori dalla realtà».
Su interrogazione di tre consiglieri nazionali ticinesi, il consigliere federale Schneider-Ammann ha spiegato che la questione dei salari minimi in un determinato Ccl è di competenza delle parti sociali e non dello Stato. A suo avviso un salario minimo troppo elevato avrebbe potuto provocare licenziamenti o chiusure delle stazioni di servizio. Gian Arpagaus, dirigente di Coop Mineraloel AG ha però spiegato ad Area, il giornale del sindacato Unia, che “non vi è nessuna differenza di costo tra una stazione di servizio in Ticino e nel resto del Paese. Il carburante, l’affitto o i prezzi di costruzione, i prodotti in vendita, hanno dei costi identici nel Ticino come nel resto del Paese. Il margine di profitto è esattamente lo stesso”. Inoltre negli anni scorsi, quando sono state assegnate le concessioni d’esercizio trentennali per le due aree di servizio lungo la A2 in territorio di Coldrerio alla Ecsa, le stesse sono state definite dalla stampa ticinese come le più redditizie di tutta la Svizzera.
Necessità per sopravvivere sul mercato o volontà di conseguire maggiori profitti spingendo verso il basso i redditi del personale? Non si sa, forse non lo sapremo mai. Tanto più che sempre quelli di Area contattarono nel merito il consigliere nazionale Plr Rocco Cattaneo (che siede nel consiglio di amministrazione di City Carburoil) e la sorella avv. Lorenza Cattaneo Colombo (presidente di City, siede nel comitato direttivo di Atss) che non vollero chiarire la loro posizione. 
Ma eliminando il salario minimo si snatura l’essenza stessa del Ccl. Si è escluso il cantone che più ne avrebbe bisogno, dove il 32,6% della popolazione (115mila persone) non riesce ad affrontare una spesa imprevista di 2’500 Chf (fonte: Ustat). La povertà limita le libertà individuali della persona, almeno così è secondo il premio Nobel per l’economia Amartya Sen. Accettando la richiesta di Atss, la Seco e il Consiglio federale a mio modo di vedere non contribuiscono a contrastare la povertà in Ticino. Fa specie leggere nel preambolo della Costituzione federale: “...consci che libero è soltanto chi usa della sua libertà e che la forza di un popolo si commisura al benessere dei più deboli dei suoi membri…”.

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