Il film, in arrivo domani, narra il rapimento di un figlio e costringe i genitori a confrontarsi con segreti, tradimenti e la vera natura dei legami affettivi.
"Animals", il nuovo film scritto, diretto e interpretato da Ben Affleck, arriva su Netflix domani.
L'attore, regista e produttore premio Oscar per "Argo" era pronto a girare quando ha saputo che "qualcun altro stava facendo un film con la stessa trama" e si è dovuto fermare. Quel qualcuno era nientemeno che Spike Lee, che con "Highest 2 Lowest" ha trasformato Denzel Washington in un imprenditore musicale di successo, con una moglie raffinata e un figlio adolescente che viene rapito, un riscatto da pagare e un grosso dilemma morale da risolvere.
Invece che in un loft di Brooklyn, "Animals" è ambientato in una villa di Brentwood, quartiere facoltoso di Los Angeles. Mark Kimball è un uomo ricco, privilegiato, candidato a sindaco con principi progressisti e accoglienti. La moglie (Kerry Washington) è afroamericana, psicoanalista e sembra sostenere la sua corsa. Gli impegni di lavoro li obbligano spesso a lasciare il figlio alla tata latina, Cecilia, che anche la sera di Halloween lo accompagna a fare il pieno di dolcetti. Tutto perfetto, se non fosse che il bambino non torna a casa e una telefonata rivendica il sequestro. Per recuperare i sette milioni di dollari chiesti come riscatto, la coppia è costretta a strappare il velo delle apparenze, tra segreti, rivelazioni dolorose, conflitti etici e buoni sentimenti forse solo di facciata.
Ad aiutarli arriva Dayle, interpretata dall'ex agente Scully di "X-Files" Gillian Anderson, gelida e iper-professionale risolutrice di problemi. I due genitori dovranno scegliere se restare umani o diventare spregiudicati animali - quelli a cui fa riferimento il titolo non sono solo i rapitori - cercando di proteggere figlio e reputazione.
"Mi interessava esplorare le zone grigie della nostra moralità, sottoporre il pubblico a una sorta di test di Rorschach", spiega Affleck, che si è messo davanti alla macchina da presa come "supplente" dell'amico e collega Matt Damon, inizialmente scelto come protagonista ma non più disponibile dopo il rinvio delle riprese perché impegnato con Christopher Nolan nei panni di Ulisse.
"Durante il rapimento, scopro che mia moglie mi sta tradendo - racconta il regista-attore in un'intervista all'agenzia di stampa italiana ANSA - Quando è stato il momento di girare quella scena, pensavo che sarebbe stata dominata dalla rabbia, dall'indignazione, dalla meschinità. Invece mi sono ritrovato a piangere. Ero solo triste", racconta ancora sorpreso dalla propria reazione.
Quella remissione, quel deporre le armi "è cruciale nel film ma anche nella vita - continua la star, 54 anni, due matrimoni, due divorzi e tre figli - È cruciale assumersi la responsabilità dei propri fallimenti. Spesso partiamo da: mi hai fregato, mi hai mentito. La verità è che in un matrimonio finisci per ferire l'altra persona. Farai degli errori. Se tieni il conto solo degli sbagli dell'altro e non riesci a vedere i tuoi, condanni la coppia alla distruzione".
La tensione cresce tra i genitori, più ancora che intorno alle sorti del ragazzino, ma si misura anche nel confronto con la coppia di lavoratori latini impiegati nella villa. Cecilia (Adriana Paz) lavora da anni per i Kimball; il compagno Ramon (Luis Gerardo Méndez) è appena arrivato dal Messico senza documenti. "Lavorano duro, sono onesti e buoni. La maggior parte di chi emigra è così, l'opposto dei clichés negativi che ci ripetono oggi", afferma Paz, mentre Méndez sottolinea che Cecilia e Ramón "non sono solo comparse al servizio del protagonista bianco. Sono la bussola morale del film". La questione è vedere se, messi sotto una pressione terribile, i "padroni" sapranno davvero trattare i dipendenti come "parte della famiglia".
È d'accordo Washington, che riassume: "Il film ci obbliga a chiederci chi sia davvero la nostra famiglia. Siamo capaci di amare, rispettare, onorare e dare valore alle persone della nostra vita?". Affleck finisce la frase: "Qualcuno mi ha detto che questo film parla del fatto che la famiglia è fatta dalle persone per cui sei disposto a uccidere. Forse è questo il prezzo - economico e morale - più alto per proteggerla".