La solidarietà umana dopo il disastro Swissair 111 nel film '111 - Echoes from Halifax'
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La solidarietà umana dopo il disastro Swissair 111 nel film '111 - Echoes from Halifax'

Il regista Mauro Mueller si concentra sull'elaborazione del lutto e la forza delle relazioni umane nate dalla tragedia, evitando di mostrare la catastrofe.

30 settembre 2026
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Quasi 30 anni dopo il crash del volo 111 di Swissair al largo di Halifax, in Canada, la tragedia riaffiora nel film "111 - Echoes from Halifax". Il regista Mauro Mueller non si concentra tuttavia sulla catastrofe in sé, bensì sulle relazioni che ne sono scaturite.

È il 2 settembre 1998. Un padre newyorchese saluta il figlio maggiore, che sta per partire per un viaggio intorno al mondo. Contemporaneamente, in Svizzera, una ragazza adolescente telefona alla madre, che sta per rientrare dagli Stati Uniti. Intanto, in una casa accogliente sulla costa atlantica canadese, un pescatore è seduto a tavola con la sua famiglia, mentre nella sede della Swissair l'impiegata Carine prepara gli ultimi dettagli per il volo 111 da New York a Ginevra.

Si apre con queste scene il dramma svizzero-canadese "111 - Echoes from Halifax". Esso riprende, senza mostrare immagini esplicite della catastrofe, proprio dal momento in cui queste persone ricevono la terribile notizia: l'aereo sul quale viaggiavano la madre, il figlio e altre 227 persone è precipitato in mare al largo della provincia canadese della Nuova Scozia. Nessuno è sopravvissuto.

Ieri sera il film ha festeggiato, quasi 30 anni dopo i fatti, la sua prima elvetica nel quadro della 22esima edizione dello Zurich Film Festival. Da allora la tragedia è stata raccontata in documentari e libri e in questi giorni tornano a susseguirsi numerosi articoli e servizi sul tema. Il regista e sceneggiatore svizzero-messicano Mauro Mueller è toccato dalla vicenda in modo ancora più personale: la madre di un ragazzo nella classe parallela alla sua morì in quanto assistente di volo su quell'aereo. Ma non è questo il motivo per cui ha realizzato il film.

Elaborazione del lutto al centro

L'idea di raccontare la storia per il grande schermo è nata dal produttore Björn Hering, cofondatore assieme a Mueller della Fidelio Films. Hering è il genero dell'allora comandante del volo Swissair 111 Urs Zimmermann e conosce il dolore dei familiari delle vittime e il modo in cui hanno affrontato la loro sorte. "Fin dall'inizio era chiaro che il focus non doveva essere sulla tragedia aerea, bensì sulla vita dopo", racconta Mueller in un'intervista a Keystone-ATS. "Conosciamo i fatti e sappiamo come è andata a finire."

Invece di ricostruire la catastrofe, il film si concentra quindi sull'elaborazione del lutto, sulla forza delle persone e sulla solidarietà tra i familiari delle vittime e le persone coinvolte, sia in Svizzera sia in Canada. "Volevamo mostrare un quadro d'insieme, una collettività", spiega Mueller, che ha parlato con molte persone direttamente o indirettamente colpite dalla tragedia.

È proprio in questo che è racchiuso il valore aggiunto del film. Sapendo che il nostro cervello tende a rimuovere le catastrofi dopo poco tempo, "111 - Echoes from Halifax" suscita emozioni destinate a rimanere. Mostra umanità e calore e, nei tempi minacciosi in cui viviamo, dà coraggio. Il fatto che alcune scene - che Mueller definisce "momenti magici" - oltrepassino i confini del realismo è una scelta consapevole: "Alcune emozioni non sapevo come esprimerle altrimenti se non attraverso una balena che salta fuori dall'acqua o una tempesta di foglie in cui, all'improvviso, si ritrova un personaggio."

Omaggio all'equipaggio

Le persone che compongono il "quadro d'insieme" descritto da Mueller sono fittizie. Le loro esperienze, però, si basano su storie che sono state raccontate al regista nel corso delle sue ricerche. Carine (interpretata da Ursina Lardi) si reca ad Halifax dopo lo schianto, come membro del Care Team. Qui incontra Saul (Kris Holden-Ried), che piange la perdita del figlio, e Lou (Fathia Youssouf), che ha perso la madre. Carine non si confronta soltanto con la tragedia, ma anche con le situazioni di vita in cui queste persone si trovano in quel momento.

Mueller, nato nel 1985 a Horgen (ZH), ha scritto la sceneggiatura con la sua compagna di studi newyorkese Jennie Allen. "La storia è così grande, che non volevo essere l'unico a portarla avanti". Allen ha già lavorato personalmente nell'ambito delle cure palliative e conosce le tematiche legate alla salute mentale, racconta Mueller. "E poi, umanamente, ci capiamo."

Questa cura, questa chiara attenzione alla dignità delle persone, si percepisce per tutta la durata del film. Non da ultimo nell'interpretazione del noto attore svizzero-britannico Anatole Taubman, che ha accettato di vestire i panni del comandante di volo, sebbene il ruolo comprenda solo poche scene. La sua partecipazione, spiega Mueller, non è soltanto un colpo di fortuna, ma anche un omaggio a Urs Zimmermann, al suo equipaggio e ai passeggeri.*

*Questo testo di Miriam Margani, Keystone-ATS, è stato realizzato con il sostegno della fondazione Gottlieb e Hans Vogt.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni