Venezia83

Il ritorno di Moretti, il debutto degli Oasis

Nessun blockbuster, cinque film italiani in gara, solo una donna tra i 20 titoli. La band britannica accompagna il film sulla reunion, in anteprima mondiale

I Gallagher
(Keystone)
23 luglio 2026
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Un programma dal quale “esce rafforzata l’idea del cinema come straordinario strumento di conoscenza del reale”: lo ribadisce Alberto Barbera, direttore della Mostra d’arte cinematografica di Venezia presentando l’83esima edizione, dal 2 al 12 settembre, durante una conferenza stampa nella quale è entrata da subito anche la polemica legata al taglio di due milioni da parte della Commissione europea alla Biennale, decisione che lascia “sconcertato” Barbera, per quanto il direttore assicuri, insieme al presidente dell’istituzione veneta Pietrangelo Buttafuoco, che “non ci saranno ricadute sulle nostre attività”.

‘Ma come parla?’

Tornando alla selezione, sono cinque i titoli italiani in gara per il Leone d’oro: ‘Succederà questa notte’ di Nanni Moretti, che torna alla Mostra a 37 anni da ‘Palombella rossa’; Marco Bechis con ‘Ritorno a Buenos Aires’; Edoardo De Angelis con ’Il fuoco che ti porti dentro’; ’The Echo Chamber’ di Andrea Pallaoro, dall’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci e ‘L’estranea’ di Paolo Strippoli, più una numerosa rappresentanza nelle altre sezioni. Se i film italiani non mancano, si registra però un passo indietro sulla presenza di autrici in gara. L’anno scorso erano tre, quest’anno invece, tra i 20 titoli nel concorso ci sarà una sola regista, la danese-egiziana May el-Toukhy con ‘Woman Unknown’. “È il minimo storico di questi ultimi anni”, commenta il direttore della Mostra, sottolineando che “quest’anno la percentuale di film realizzati da donne sottoposti alla selezione di lungometraggi di finzione era minore del solito (intorno al 24%, l’anno scorso era quasi il 30%)”. Una diminuzione che il direttore definisce “inquietante”, insistendo comunque su come “alla Mostra tutti i maggiori problemi del contemporaneo si trovino riflessi o echeggiati in film che non si accontentano di essere semplice cronaca: le guerre, il cambiamento climatico, le migrazioni, le fratture e i conflitti famigliari, le crescenti tensioni sociali, il lascito delle vicende storiche del passato”.

Un racconto che, fra le varie sezioni, passa da Gaza con, fra gli altri, ‘Conversation With the Sea’ di Muayad Alayan e ‘Citizen Osama’ di Ahmed Hassouna, o da registi israeliani come Amos Gitai con ‘Road to Jericho’, Sergei Loznitsa che in ‘Imperium’ riscopre un’inedita Unione Sovietica attraverso gli archivi cinematografici italiani, il Leone d’oro Laura Poitras che con Rachel Mueller, nel corto ‘They’re Here’, ritorna alle proteste di Minneapolis contro l’Ice e all’uccisione di Renee Good. Ed Elon Musk che viene passato al setaccio dal documentario di quasi quattro ore del premio Oscar Alex Gibney, ‘Musk’. Robert Pattinson è protagonista in ‘Primetime’, primo film di fiction del documentarista Lance Oppenheim, storia vera di un giornalista televisivo con il suo programma puntava a sventare negli Stati Uniti le reti dei pedofili. In ‘No Paradise If You Are Killed by a Woman’ di Halkawat Mustafa si racconta, ispirandosi a fatti reali, la vicenda di una cecchina curda che torna a Mosul per salvare la sorella dall’Isis.

Maestri e tappeti

C’è una convincente parata di maestri internazionali a Venezia83, anche nel Concorso aperto da ‘Ink’ di Danny Boyle, dedicato a Rupert Murdoch: da Werner Herzog con ‘Bucking Fastard’ a ‘Look Back’ di Hirokazu Kore-eda (in gara quest’anno anche a Cannes), passando per ‘Possible Love’, film nel quale Lee Chang-Dong rilegge un capitolo del decalogo di Kieslowski. E si annuncia un buon numero di divi: a cominciare dai Leoni d’oro alla carriera George Clooney ed Ellen Burstyn, ma anche gli Oasis, per il documentario ‘Don’t Look Back in Anger’. E poi Russell Crowe per il suo film concerto/confessione ‘What love builds’, e Penelope Cruz e Javier Bardem per ‘Bunker’ di Florian Zeller.

Eccezion fatta per la presenza di Casey Affleck con ‘Company’, si conferma, come a Cannes, l’assenza di blockbuster hollywoodiani: “Non erano pronti o non erano disponibili”, assicura Barbera, che fa gli esempi di ‘Digger’, il nuovo atteso film di Alejandro Gonzalez Inarritu con Tom Cruise “che non avrà anteprime nei festival”, o di ‘The Social Reckoning’ di Aaron Sorkin, seguito di ‘The Social Network’, di cui “stanno rigirando alcune scene", ma anche il nuovo film di David Fincher ‘The Adventures of Cliff Booth’, con Brad Pitt, seguito di ‘C’era una volta a Hollywood’ di Tarantino, “che non è pronto, perché David ha avuto un problema personale”. Questo è “un momento di difficoltà per i grandi studios hollywoodiani, di trasformazione, di merging, ricerca di nuove identità, difficoltà di imporre titoli sul mercato originale. Questo è il risultato”, chiosa Barbera.

Una prospettiva unica

Gli Oasis sbarcano a Venezia e anche Disney+ ha ufficializzato l’uscita nelle sale cinematografiche di ‘Don’t Look Back In Anger’, in quelle italiane dal 10 settembre. Prodotto da Magna Studios e Sony Music Vision, il film è ideato dallo sceneggiatore, produttore e regista Steven Knight (‘Peaky Blinders’, ‘A Thousand Blows’), candidato a Bafta e Oscar, ed è diretto da Dylan Southern e Will Lovelace (‘Shut Up and Play the Hits’, ‘New York: la rinascita del rock and roll’). Dopo l’uscita nelle sale, il docufilm si vedrà in streaming in esclusiva su Disney+ entro la fine dell’anno.

‘Oasis: Don’t Look Back In Anger’ racconta il trionfale tour di reunion di Liam e Noel Gallagher, ‘Oasis Live ’25’, uno dei ritorni più attesi dei nostri tempi, di certo l’evento musicale del 2025, e cattura l’esperienza e le emozioni della band e dei fan in tutto il mondo. La prospettiva unica include l’accesso alle prove, al backstage e al palco, oltre alle prime interviste congiunte di Noel e Liam dopo più di 20 anni. A guidare il team creativo e tecnico ci sono anche i sound mixer premiati agli Oscar James Mather (‘Top Gun: Maverick’, ‘Belfast’) e Tarn Willers (‘La zona d’interesse’), insieme al direttore della fotografia Haris Zambarloukos (‘Belfast’, ‘Beetlejuice Beetlejuice’) e ai montatori George Cragg e Martina Zamolo. ANSA/RED

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